13 aprile 2012

Allarme precariato. Dov'è lo Stato?


"Ho 26 anni, ad un anno dalla laurea mi ritrovo a lavorare in un'agenzia di comunicazione, non sono pagata. L'unica cosa che ricevo è il rimborso dell'abbonamento dei mezzi pubblici milanesi.
In agenzia il 70% dei dipendenti sono stagisti non pagati. Lo stage previsto è di sei mesi, al termine dei quali è probabile che verrai assunto a 500 euro al mese. In caso di malattia ti verranno detratti 20 euro al giorno. L'orario di uscita previsto è alle 18.30, l'uscita effettiva non avviene mai prima delle 19. Sono ospite da mesi, dormo su un divano perché non posso permettermi una stanza.
Bene, ora mi chiedo: perché lo stato permette che questo accada? Nessuno parla, nessuno si ribella, abbassiamo la testa come pecoroni sperando solo che prima o poi le cose cambino.
Io ho accettato per forza di cose, inizialmente rifiutavo le proposte di stage non pagati o pagati in modo non dignitoso, intanto il tempo passava ed io non riuscivo a trovare nulla di promettente. Ho accettato, mi sono anche io piegata a questo sistema malato, me ne vergogno ogni giorno".

In Italia i precari rappresentano il 17,2% degli occupati complessivi, dato in continua crescita. La cosa che più mi spaventa è che, purtroppo, non vi è la conoscenza dei propri diritti e, per questo, non li facciamo valere. Ci riteniamo fortunati se guadagniamo 700 euro netti al mese, la cosa mi fa accapponare la pelle. La situazione non migliorerà mai se continuiamo a sottostare a queste condizioni disumane.
Mi rincresce vedere che tanti giovani non si informano su ciò che sta succedendo in Italia, si sta giocando con il nostro futuro, un futuro che non esisterà se non facciamo qualcosa per farci sentire e valere. Siamo in mano a pochi ricchi che ci sfruttano senza pietà, siamo in mano a pochi politici che decidono le sorti di milioni di giovani, siamo in mano alla disperazione.
Non dobbiamo ringraziare nessuno se lavoriamo con uno stipendio "normale", se abbiamo le ferie o le malattie pagate, sono i nostri diritti!
Vi chiedo una cosa, riportate la vostra testimonianza, denunciate, alzate la voce. E' finito il tempo di restare a guardare i nostri sogni schiantarsi contro il muro e rompersi come bicchieri di cristallo. Se resterà una voce isolata si perderà tra il frastuono dell'indifferenza.

1 commento:

  1. Il problema è che, nonostante tanta denuncia e malessere manifesto, siamo gli stessi promotori di una sistema marcio. Se nessuno accettasse condizioni di schiavismo, probabilmente le aziende (se così possiamo definirle, visto che fare impresa senza pagare o sottopagando le risorse UMANE è alla portata di tutti) sarebbero costrette a rivedere il loro modo di agire. Io ho rifiutato di fare lo schiavo con uno stipendio da part-time per un full-time e ora, ovviamente, ne pagherò anche le conseguenze. Perché mi sono ribellato, perché ho detto no. E se solo facessi il nome dell'azienda, sarei ulteriormente penalizzato. E allora, che devo fare? Me lo dica lo Stato, per cui continuo a pagare le tasse anche se i soldi non ce li ho.

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