31 maggio 2011

Scacco Matto al berlusconismo. Dimissioni?! E' come invocare al Miracolo

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Per il momento dobbiamo usare la parola novità. La novità di Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli e il vento nuovo che ora soffia a Novara. Il dado è tratto ed il berlusconismo riceve lo Scacco Matto. Una piaga durata un ventennio che ha corroso innanzittutto la Destra, quella vera, garbata, sobria e borghese. Il saccheggio che il berlusconismo ha inflitto alla Destra italiana, ormai è sotto gli occhi di tutti. Un baratro in cui sembrava non si smettesse mai di sprofondare. Maledettamente sfacciato a pronunciare gli anni di piombo, la propaganda del male del nostro Premier fatta di zingari, islamici, gay e terroristi, stavolta non ha retto. Lui, il Re Sole della comunicazione, dovrà piegarsi alla legge della comunicazione stessa: trasparenza, chiarezza, concretezza, ma sopratutto consenso. Stavolta la favola berlusconiana cambia il finale. Non possiamo prevedere cosa davvero potrà cambiare e se i leader eletti in questa tornata amministrativa saranno all'altezza delle aspettative. Gli elettori hanno bisogno di maggiore fiducia dalle Istituzioni. Siamo in una crisi nera. La via d'uscita non saranno certo le elezioni, ma almeno i risultati del ballottaggio danno un pò di speranza. Ciò che ci farebbe davvero superare la crisi ora è tutto nella flessibilità del sistema, la capacità di questo Paese a reagire.
Era la primavera del 1940 quando Adolf Hitler travolgeva l'Europa. Nell'Inghilterra d'allora, Amery, un deputato conservatore, pronunciò in Parlamento parole che hanno segnato la storia: "Go Home". Un Vai a casa diretto a Chamberlain, colui che prima firmò gli accordi di Monaco e che poi dichiarò guerra. Un deputato conservatore che licenziò il suo Primo Ministro anch'esso conservatore, ma non più adatto a fronteggiare una situazione difficile come quella. Chamberlain presentò le dimissioni e fu il momento di Churchill che li portò alla vittoria.
Stati Uniti, epoca di Watergate: Nixon aveva mentito. Fu invitato a lasciare la Poltrona, fu squalificato e la crisi fu superata. Inghilterra e Stati Uniti, due Paesi diversi che in anni diversi furono capaci di gestire le situazioni difficili ed ebbero il coraggio di regire. Zapatero fa sapere dalla Spagna che continuerà il suo mandato ancora per un anno, poi le dimissioni. In Italia la parola Dimissioni è quasi come invocare al Miracolo, per il momento Mr B. alla platea del Plebiscito di Napoli ha affermato: "non comprerò Hamsik". Chissà se sarà l'ennesima bugia.

Aforisma del 31 Maggio 2011

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"Se volessimo capire in cosa consiste davvero la razza umana, dovremmo solo osservarla in tempo di elezioni" Mark Twain

30 maggio 2011

Pensieri sparsi su quest'aria nuova...

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E’ una giornata storica oggi. Perché la sinistra vince a Milano. Perché a Napoli, dopo venti anni di malgoverno del centrosinistra, vince un candidato ad esso appartenente. Perché perde Berlusconi e si dissolve di un bel po’ il berlusconismo. Che entrambi hanno segnato la storia del nostro paese nel nome degli affari del grande capo, dell’impunibilità pretesa, del materasso su cui ci ha fatto ballare il bunga bunga della crisi. E stasera, a guardarlo bene in faccia il cainano, sembra una caricatura di se’ stesso che però, per la prima volta, ammette una sconfitta (finora aveva ammesso solo pareggi).
Ci saranno mille chiavi di lettura di quest’entusiasmo e di questa nuova aria che si respira. Si potrà parlare in molti modi di una data che segna, probabilmente, la fine di un’epoca, un ventennio, che in quanto a fastidiosità alcune volte poteva ricordare l’altro, quello del primo Novecento. Ma la storia, la sappiamo già e la gente non è fessa, o almeno, non così tanto.
La cosa importante è che si sia dato un segnale forte contro lo status quo. Che ci sia risvegliati in nome del rispetto di se’ stessi, come popolo e come individui singoli, riscattando un po’ di orgoglio che ci è stato rubato. La cosa importante è che le cose cambino, che non ci si fermi all’apparenza e che ci venga restituito il futuro scippatoci in malo modo. La cosa importante è che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che l’acqua sia un bene comune e che non si torni al passato. La cosa importante il 12 e il 13 giugno è dire non una ma quattro volte si. Si-si-si-si. Che detto con un po’ di enfasi sembra un orgasmo e se si pensa all’effetto che può avere sulla faccia di un La Russa qualsiasi o di Daniela Santanchè un po’ lo è pure.
Mi ricordo di quand’ero piccolo e prima delle elezioni si rifaceva tutto da capo, asfalto, decorazioni urbane. Si lustrava quasi tutto. Tutti avevano conoscenti da votare e io me li ricordo questi signori improbabili che giravano con un mazzo grosso di bigliettini dei loro candidati e alcuni bene in vista sul cruscotto. A volte quei bigliettini si chiamavano speranza di trovare un lavoro ad un figlio, quello promesso.
L’estrema semplificazione del dibattito che ha segnato il successo per un lungo periodo di un capo che offriva soluzioni semplici a problematiche complesse ha segnato anche il decadimento del dibattito politico che poteva sembrare lo spettacolo di un mago a volte. Nel frattempo le mafie di potere e al potere hanno fatto i loro affari.
Qualcosa si è mosso oggi. In molti posti. Ora continuiamo a muoverci e continuiamo a tenere la guardia alta. Dobbiamo sempre essere capaci di migliorarci. Ora, nessun dorma per dirla con piazza Duomo stasera. Ora… nessun dorma, lasciateci sognare stanotte.

Amministrative 2011: i risultati ufficiali delle più grandi città

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Vince Pisapia. Trionfa De Magistris. Perde la politica dei partiti

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I ballottaggi confermano le previsioni. Anzi, le superano. Con Milano e Napoli a mò di spia d’emergenza per Berlusconi e Bossi, ma che sembra essere un avvertimento a tutto il bipolarismo politico italiano: non vi reggiamo più. Perché se a Milano la cittadinanza consegna la poltrona più ambita al primo sindaco “comunista” della sua storia, grazie anche alle evocazioni di un Presidente del Consiglio che ha guidato la campagna elettorale del centro-sinistra, a Napoli la situazione è un tantino diversa. E’ vero che i numeri parlano chiaro (si vocifera che anche Lettieri abbia votato De Magistris), ma i contenuti sembrano gridare a chiare lettere che la città più dissestata d’Italia ha affogato nella sua spazzatura prima il PD, poi il PdL, consegnando Palazzo San Giacomo all’uomo “nuovo”, l’unico propostosi seriamente come alternativa a quella triste compagine di finti avversari dai programmi uguali (senza partiti e vecchie burocrazie alle spalle ma con una lista civica), quello che ha saputo parlare meglio e toccare il cuore della gente e dei giovani in particolare, riportando una fiducia che s’era persa totalmente nelle istituzioni. E quella parte di Napoli che ha votato concede una fiducia condizionata; la condizione primaria è “fare” quel che si è detto con tante belle chiacchiere in campagna elettorale: prima di tutto, riportare Napoli ad uno stato di decenza igienico-sanitaria, non mettendo una pezza, ma progettando un serio piano di raccolta differenziata e smaltimento dei rifiuti. E’ solo il primo passo verso una città più “normale”. Segue: la fine di apparentamenti ed amicizie (= appalti in regalo quindi zero impegno reale per la consegna dei lavori appaltati); il risanamento del bilancio comunale; la pedonalizzazione del centro storico e di quel Water Front che è il benvenuto di una delle città paesaggistiche più belle al mondo e che invece è teatro ancora di scippi e rapine che allontanano il turismo; la risposta a cronici problemi di natura sociale con provvedimenti dello stesso piano, o si crede davvero che l’unica soluzione alla micro e macro-criminalità è arrestarli tutti? Se parallelamente non si dà un’alternativa seria ad un ragazzo senza i mezzi di cui è provvisto un altro, è facile che il sistema abbia due braccia in più. Soprattutto, si spera che il Sindaco torni nei quartieri degradati che ha visitato in campagna elettorale (Sanità, Secondigliano, Pianura, San Giovanni, Pignasecca) anche dopo la sua elezione. Sarebbe un segno importante di rottura col passato. Insomma viene il momento più difficile per i due “eroi” di Milano e Napoli: confermare, confermarsi. Soprattutto, è ora il momento per il nuovo Sindaco napoletano di “adottare un astenuto”, come lui stesso ha chiesto a Piazza Dante: perché se a Milano la corsa alle urne è stata massiccia, qui quasi il 50% della città è rimasto a casa. Un segno importante di disprezzo e di allontanamento, gente che ora va recuperata dai fatti, sempre premesso che se si vuole una città migliore, siamo noi napoletani i primi a dover comprendere che non sarà un solo uomo a cambiare una città la cui tensione sociale è alle stelle, per cui sarà dovere di ognuno rimboccarsi le maniche e lavorare per la comunità. Un segno positivo in questo senso arriva da un "ansIa" relativa a pochi minuti dopo i primi risultati dei ballottaggi: Napoli registra il primo caso di decesso, dovuto a suicidio. Un uomo non ha retto all’emozione e l’ha fatta finita dopo averlo promesso, sembra, alla vigilia del primo turno; il suo nome è Mastella Clemente. Uno di meno.

Aforisma del 30 Maggio 2011

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 "Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione" Alcide de Gasperi

29 maggio 2011

Le passeggiate tra i seggi dell'Ignaro Gianni Lettieri

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Si è giustificato dicendo: "non sapevo che il candidato non può neanche accostarsi ai seggi". Ed è così che un Ignaro Lettieri s'appresta a passeggiare di buon'ora, le 12, per i seggi della scuola "Paolo Borsellino" di via Enrico Cosenz. Curiosa coincidenza dato che la scuola del centro storico, nel quartiere Mercato, è abbastanza distante dal seggio dove il candidato sindaco ha espresso il suo voto. Già, Lettieri ha compiuto il suo dovere di cittadino votando in una scuola al Corso Vittorio Emanuele. Se non siete di Napoli, basta un click su Google Maps e scoprirete quanta irrefrenabile voglia di passeggiar aveva stamane il nostro candidato sindaco del Pdl. Ai giornalisti di Repubblica che l'hanno contatto ha spiegato: "mi trovavo in quella zona perché c'era una processione mariana molto nota in una piazza vicina, alla Basilica del Carmine. Uscendo, ho pensato di fare una passeggiata nelle stradine a me note dall'infanzia per capire quali fossero le percentuali di voto a mezzogiorno. Ovviamente sono stato composto e ho rispettato il silenzio, limitandomi a chiedere quale affluenza vi fosse". Ma quanto impegno civico, caro Lettieri, quanto. Incommisurabile. Peccato però, che non è stato dello stesso parere l'agente che gli si è fatto avanti e gli ha garbatamente ricordato che la legge non consentiva al candidato una passeggiata così ravvicinata alle urne. Ma le coincidenze non finiscono qui.
Ancora più curiosa è stata la denuncia arrivata alla Digos, più o meno alla stessa ora. Già, alcuni sostenitori di Lettieri hanno denunciato che alla scuola Paisiello nel quartiere Barra, un rappresentante di lista del partito sfidante, abbia avvicinato un'anziana elettrice chiedendole espressamente il voto per De Magistris. Gli investigatori della squadra Mobile ora indagano, tutto per una tranquilla passeggiata domenicale sotto il sole della città partenopea. "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino""...

From Sora Cesira to l'Olgettina...Asereje Mannaggiammè!

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Ieri sera ho ascoltato questa versione geniale (del resto dalla Sora Cesira non ci si poteva aspettare altro) di Asereje. Fatto sta che m'è entrata in testa e stamattina sono andato a lavoro credendo di stare seduto sul banco di un bar in spiaggia e su Corso XXII Marzo ballavo come una letterina qualunque...
E' l'inizio della fine...lo so, ma il remake rimane meraviglioso.

Aforisma del 29 Maggio 2011

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"Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non abbiamo tutti lo stesso orizzonte" Konrad Adenauer

Schede, cabine e matite copiative. Tutto ciò che ci rimane della democrazia

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"L'importante è non smettere di fare domande" citava Albert Einstein. Oggi, dovremmo guardarci allo specchio ed interrogare noi stessi. Dovremmo domandarci se preferiamo il sapore di una torta fatta in casa a quello di un preparato per dolci. Dovremmo domandarci se ci ferisce più un'amara verità piuttosto che una beffarda bugia. Dovremmo domandarci se ci sentiamo più soddisfatti nel tagliare il traguardo con i nostri sforzi o illudere gli altri tagliando per una lurida scorciatoia. Dovremmo domandarci se c'interessa conoscere il mondo, immergerci, confonderci e riconoscerci in altre culture, piuttosto che demonizzarle, allontanarle o giudicarle perchè diverse. Dovremmo chiederci cos'è per noi l'amore, se è ancora tollerabile accettare che qualcuno possa decidere di chi ci si debba innamorare, se il sesso a pagamento sia meglio dell'amore tra uomini o donne dello stesso sesso. Dovremmo domandarci cos'è per ognuno di noi la dignità, il merito e il diritto al lavoro. Dovremmo domandarci se l'acqua e l'aria pulita siano dei diritti di ogni cittadino o delle clausole nelle mani del potere. Dovremmo domandarci se i significati delle parole decoro e pudore siano ancora quelli trascritti nello Zanichelli. Dovremmo domandarci cos'è lecito e cosa non lo è, come si manifesti l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e se l'interesse personale possa pregiudicare il benessere collettivo. Dovremmo domandarci se anche noi dovremmo lasciare un "I'm Sorry" sulla pagina facebook del presidente Obama. Oggi, quando sarete davanti lo specchio, guardatevi dritti negli occhi e domandatevi se vi "vergognate". Questa è forse la vostra domanda più importante: vi vergognate della "dittatura dei giudici di sinistra" o vi vergognate di un Barzellettiere che si esibisce al G8 dopo un ventennio di menzogne e grotteschi valzer con i maggiori vertici del potere internazionale?! Oggi la scelta è su una scheda. E' in una X tracciata da una matita copiativa all'interno di una cabina: tutto ciò che ci rimane della democrazia. Mandiamoli a casa.

27 maggio 2011

90 giorni VS decenni: una stagista australiana scopre parte della "massa mancante"

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Stagista, parola chiave della nostra generazione. Ma dall'emisfero australe rimbalzano notizie che non hanno quel retrogusto amaro nel leggerla. Ha 22 anni, è una stagista ed è una studentessa d'ingegneria aereospaziale, iscritta alla Facoltà di Melbourne. Le sono bastati soli 90 giorni: tre mesi, contro decenni. Team di scienziati da tutto il mondo si erano scervellati a lungo per scoprire la "massa mancante". Lei, Amelia Fraser-McKelvie, in 90 giorni ne ha individuata una parte. La rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society ha ottenuto la pubblicazione della scoperta. Una scoperta sorprendente, se si pensa che la studentessa australiana lavorava come stagista grazie ad una borsa di studio. La questione che ha interessato per decenni team di scienziati, nasce dall'ipotesi che:
Da un punto di vista teorico, nell'universo dovrebbe esserci circa il doppio della massa, rispetto a quella che è stata osservata. Si riteneva che la maggior parte di questa massa mancante dovesse essere situata in strutture cosmiche di grande scala fra i gruppi di galassie, chiamate filamenti. Gli astrofisici ritenevano che la massa fosse di bassa densità ma alta di temperatura, attorno al milione di gradi Celsius. In teoria quindi avrebbe dovuto essere osservabile sulle lunghezze d'onda dei raggi X. La scoperta di Fraser-McKelvie ha dimostrato che l'ipotesi era corretta.
Queste, le parole nella relazione di Kevin Pimbblet, relatore di della studentessa, con cui ha collaborato per la sorprendente scoperta. Le conoscenze nel campo dell'astronomia a raggi X hanno permesso alla stagista la conferma della presenza dei filamenti, dimostrazione a cui i colleghi più anziani non erano mai giunti. Secondo il suo relatore, Pimblett, la scoperta di Amelia Fraser-McKelvie potrà cambiare la maniera in cui sono costruiti i telescopi.

Elezioni amministrative, atto secondo. Una croce per ricacciarli nelle loro tane

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Comitati a fuoco, insulti, propaganda mediatica che lascia presagire un futuro nero per quel che riguarda il piccolo schermo nelle case italiane. Gridare agli anni di piombo non serve a nessuno. Perché è fuorviante, è illogico, va constestualizzato. Gli anni ’70 erano uno scenario troppo diverso da questo per richiamare quella situazione. In quegli anni chi militava da una parte e dall’altra rischiava la vita ogni giorno, in molti scendevano da casa con il ferro e nelle piazze era meglio mostrarsi poco. Richiamare quegli anni è sbagliato. E’ come la favola “a lupo a lupo”, quando poi il piscio starà uscendo dal vaso non sapremo nemmeno a cosa gridare. E ci uscirà fuori dal vaso. Perché se oggi è tempo di schierarsi da una parte o dall’altra, da martedì sarà tempo di “fare”. A Milano come a Napoli, capitali di quell’onda di rinnovamento che invece non ha colpito Roma e che i ragazzi della Capitale staranno guardando come un’occasione persa. Ritrovarsi la Polverini ed Alemanno non è proprio il massimo per i ragazzi romani, soprattutto guardando a quello che sta avvenendo nella capitale del nord ed in quella del Sud. Proprio ora che l’Italia sembrava stesse cadendo interamente nelle loro mani, come se i sondaggi parlassero davvero. Come se i dati statistici potessero parlare. Se così fosse direbbero chiaramente quanto la gente li schifi, loro e la loro politica securitaria, votata alla paura del diverso ed alla conservazione di privilegi a favore di poche famiglie ed a discapito della maggioranza. Il ceto medio che sta scomparendo è il sintomo più evidente di quanto questo Paese si stia spezzando sotto il peso dell’Europa unita e delle speculazioni finanziarie. Le stesse che hanno mandato sul lastrico Portogallo, Irlanda e Grecia. L’Italia non se la passa tanto meglio col suo debito pubblico. E continuare con il dualismo nord – sud non serve a molto. Anche al nord aumenta la povertà, mentre al sud la soglia s’è abbassata talmente che oggi si è sopra e domani sotto la soglia. E la gente è stanca delle stronzate, quelle non sono né di destra né di sinistra, quelle le dicono tutti, perché sono la cosa più semplice da dire quando si è messi spalle al muro coi problemi e per non perdere consenso si corre ai ripari. Magari puntando il dito contro l’avversario. Milano non è la capitale del lusso, non solo quello. Milano è stata depredata dal lusso e dalle grandi aziende. La vera Milano sta nelle periferie, lo stesso dicasi per Roma. Un tantino differente la situazione napoletana, con un centro storico in cui il “napoletano” difende il diritto ad abitare Napoli. Ma quella gente, dal centro alla periferia, vuole che qualcosa cambi. E quel cambiamento non vuole vederlo sui manifesti o nelle trasmissioni, vuole percepirlo. Milano sta puntando su Pisapia, Napoli su De Magistris. E’ fiducia che non va tradita. Napoli voterà contro quella destra di carogne che ha sempre ripudiato. Ma che alle chiacchiere seguano i fatti. O sarà pronta, punto e daccapo, come ogni maledetto giorno.

A fuoco il comitato elettorale di Lettieri a Napoli

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Incendio intenzionale nell’ associazione elettorale del candidato a sindaco Gianni Lettieri. Sono stati rinvenuti benzina e bengala che hanno completamente distrutto il materiale elettorale.
Il politico colpevolizza l’avversario De Magistris per non aver preso le distanze dagli estremisti che da sempre ricorrono ad atti di violenza – “Siamo ritornati agli anni di piombo” dice Lettieri, addolorato per l’accaduto.
De Magistris replica e incita la magistratura a far luce sui fatti in maniera tale da far scivolare via tutte le infondate accuse del candidato del Pdl:
«Dal momento che la nostra campagna elettorale è caratterizzata da passione, entusiasmo e militanza politica spontanea, e dal momento che stiamo ad un passo da un successo storico, nessuno di miei sostenitori avrebbe il più lontano interesse ad esercitare qualsiasi atto anche solo di sberleffo nei confronti del mio avversario ed è per questo che solo la magistratura nella sua autonomia dovrà accertare chi sta cercando in queste ore con ogni mezzo di turbare l'inevitabile corso degli eventi».

Ad indagare è la Digos.

La competizione va bene, la violenza no. Qualsiasi cosa sia accaduta, i responsabili devono venir fuori e pagare per quello che hanno fatto.
A Napoli l’aria è tesa, fra qualche giorno si avranno gli esiti di questa sfida estenuante cercando di incanalare al voto i moderati, gli astenuti, gli indecisi, gli ignoranti.

Speriamo solo che qualcosa cambi, in meglio.

Calderoli punta i piedi a terra, insiste e rilancia: trasferiamo anche la Presidenza della Repubblica!

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Il placido Ministro della semplificazione legislativa , Roberto Calderoli, per niente frenato dallo stop imposto dal Pdl sul trasferimento di 3 ministeri da Roma ad altrettante città (due a Milano, il suo e quello di Bossi, ovviamente e uno a Napoli, quello della Carfagna) ha annunciato stamane, attraverso un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che lui, non solo non fa marcia indietro essendo più che mai determinato al trasferimento dei dicasteri, ha aggiunto di volerne trasferire almeno un altro nella città meneghina e che gli pare necessario trasferire anche la Presidenza della Repubblica. Ora, non lo dite a Napolitano altrimenti va a finire che si sveglia e non è mai di buon umore quando deve abbandonare il sonno d’improvviso.
E attenzione, a ben guardare in viso il Ministro, pare che decifrando i suoi discorsi da osteria post almeno-tre-grappini queste novità siano ben poca cosa rispetto a cosa ci aspetta da qui a qualche ora, quando Calderoli annuncerà per la fine della campagna elettorale altre importanti sorprese per il popolo italiano. In Transatlantico infatti si mormora che verranno istituiti nuovi ministeri da localizzare sul territorio italiano in modo da essere più vicini ai cittadini e lontani da Roma ladrona. Ecco alcune novità che si vanno profilando con un nuovo rimpasto di Governo:

- Creazione di un nuovo ministero con incarico ad interim a Silvio Berlusconi: Il Ministero della Riforma Prostituzionale ( con sede ad Arcore);
- Nuovo incarico di sottosegretario per i rapporti con la camorra a Nicola Cosentino (sede Casal di Principe);
- Delocalizzazione della Presidenza della Repubblica con sede mobile. Per essere più vicino ai cittadini il Presidente verrà fatto soggiornare costantemente in una roulotte nelle periferie cittadine, in modo da essere sgomberato più facilmente tramite provvedimenti di sgombero per rom nel caso in cui non voglia firmare leggi porcata;
- Istituzione di un dicastero per l’abbigliamento parlamentare. L’incarico sarà ovviamente conferito a Calderoli stesso che non manca mai di buon gusto riuscendo ad abbinare pantaloni arancioni, camicia verde, giacca blu e scarpe giallo canarino salvo poi presentarsi in Consiglio dei Ministri e volere essere a tutti i costi credibile.

Ora, per quelli come me che pensavano che già fosse inutile il Ministero di Robertino grappino, è tutto più chiaro. Non si tratta di promesse elettorali. ‘Sti qui, signori miei, sono semplicemente presi da un attacco di delirio tremens.

Aforisma del 27 Maggio 2011

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"Ho provato il sesso telefonico. Mi ha procurato un'infezione all'orecchio" Richard Lewis

Affascinante è il profumo, affascinante è la sua storia: Chanel n°5 compie 90 anni

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Correva l’anno 1921 quando al chimico Ernest Beaux venne affidata la creazione di una nuova fragranza: “Non voglio nessun olezzo di rose, voglio un profumo artificiale. Artificiale proprio come un vestito : qualcosa di creato appositamente. Un profumo elaborato, una composizione”. Mademoiselle Coco, la Regina della moda, sta per creare un profumo destinato ad inebriare un’epoca e lasciare una scia eterna. Chanel n°5 è il simbolo della femminilità senza tempo, pura ed affascinante. 80 ingredienti in cui spiccano tre fiori: l’ylangylang delle Comore, il gelsomino di Grasse e la rosa centifolia. Fino agli anni Venti, le fragranze pour femme erano solo bouquet monofiore, di rosa per le signore rispettabili, di gelsomino per le donne di spettacolo. Entrambi però, avevano un grosso difetto: l'essenza durava pochissimo. L'intuizione geniale di Coco fu di creare un'essenza destinata a persistere, sensuale e decisa come nessun'altra. Nel n°5 infatti, furono utilizzate per la prima volta gli aldeidi, tre molecole sintetiche che garantirono alla fragranza di diventare all'epoca, unica nel suo genere e con un'essenza di lunga durata. Affascinante è il profumo, come affascinante è la sua storia. Quel numero 5 si cristallizza su una boccetta d'oro trasparente come un talismano. Il 5 del mese o il quinto mese dell'anno erano le date scelte dalla couturier per presentare le nuove collezioni in Rue Cambon a Parigi. Il numero 5 era il modello con cui iniziava le sfilate, 5 erano i fili di perle che Coco indossava per scaramanzia. Il Leone, quinto segno dello Zodiaco, fu il segno sotto il quale nacque la più brillante delle stelle della moda. Chanel n°5 ha appena compiuto 90 anni, ma ancora oggi è il profumo più venduto al mondo.

Nelle sceneggiature di "A qualcuno piace caldo" e "Gli uomini preferiscono le bionde", alla domanda cosa indossi per andare a letto, la leggendaria Marilyn Monroe risponde: "Solo due gocce di n°5". Da allora, il profumo entra nel mito. L'esempio tangibile di strategia di marketing in tempi non sospetti. Da sempre chi compra il n°5 non acquista una fragranza, ma un sogno: quello di diventare una diva con due sole gocce di Chanel. Un profumo senza età, di cui anche le più giovani ne subiscono il fascino dell'essenza e dell'ambito ed elegante logo delle 2C intrecciate. Eppure è una fragranza che tende ad esser troppo invadente, la cui essenza si altera da pelle a pelle; polsi e caviglie sono le parti privilegiate per questo profumo, poichè la pelle è sottile e la fragranza si diffonde meglio. Ma i miti sono fatti per sognare, e allora perchè qualche volta non sentirsi un pò Marilyn: lei ne metteva giusto 5 gocce nell'acqua della sua vasca da bagno...

26 maggio 2011

11 settembre, il padre di tutti i complotti

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Quel giorno lo ricordano tutti, perché ha cambiato la vita di ognuno di noi. Dall’11 settembre del 2001 è cominciata l’era della paura e della caccia al terrorista, negli aeroporti, nelle stazioni, nei treni, nel bagno, sotto al tavolo della nostra cucina. La sicurezza come priorità assoluta. Ma ancor prima, la necessità di bombardare parte del Medioriente per sgominare un’organizzazione terroristica. Iraq e Afghanistan ne fanno le spese per prime, con centinaia di migliaia di kg di bombe sganciate su popolazioni che non se la passavano certo bene e che un sentimento anti-americano lo covavano già da tempo per quel colonialismo culturale che li contraddistingue da almeno un secolo. Ma che l’11 settembre sia frutto della scaltrezza di Al Qaeda è un dubbio che si fa largo fin dai primi giorni susseguenti l’attentato: 4 aerei dirottati, 2 dei quali si schiantano sul centro economico del mondo a distanza di un’ora circa l’uno dall’altro, un altro colpisce il Pentagono (non piazza Dante insomma, il luogo più sicuro al mondo tra telecamere e spazio aereo controllato) ed un altro si schianta tra i boschi della Pennsylvania. Sul momento a nessuno viene in mente ciò che potrebbe nascondere quell’immagine dei grattacieli fumanti stile Vesuvio ’44, perché sul momento è infamante, è assurdo, è disumano. Ma se si parla di F.B.I. e C.I.A. nulla è impossibile. Anzi. Gli USA investono miliardi di dollari nel controllo totale dei cieli nordamericani, dove transitano quotidianamente quasi 30000 velivoli commerciali. Ogni anomalia è tenuta sotto controllo e nel caso in cui un velivolo non risponda per oltre un minuto (uno) staccando il transponder, si alzano in cielo due caccia che lo raggiungono dalla base più vicina in pochi minuti e se necessario, lo abbattono. E’ successo quasi 70 volte quell’anno, fino al 10 settembre, appunto. Cosa e perché non ha funzionato quel giorno? Com’è possibile che nell’arco di due ore il sistema difensivo si sia fermato, dando l’alt ai caccia pronti a partire dalle basi? Le Twin Towers erano state progettate per resistere ad uno schianto aereo simile, con dei piloni centrali robusti ed acciaio che fonde a 1600°C. Gli incendi delle Torri non arrivarono nemmeno a 300°C. Cosa giustifica un crollo improvviso e molto più simile ad un abbattimento controllato con dinamite? E soprattutto perché crolla anche l’edificio 7 del World Trade Center, nemmeno scalfito dagli impatti aerei? Dov’è l’aereo abbattutosi sul Pentagono? E dov’è quello in Pennsylvania? Gli interrogativi su quell’evento che ha cambiato la storia sono tanti ed altrettante (anche se molto discutibili) sono le argomentazioni che giustificherebbero tanti dubbi, ma il senso di Verità va ricercato per rendere giustizia a chi quel giorno ha perso la vita ed a chi se l’è vista rovinare per aver perso un padre, un marito, un parente o un amico senza un reale perché. E’ alle famiglie delle vittime che un’Associazione ancora oggi dedica la sua vita, porgendo continui quesiti irrisolti alla Casa Bianca sui perché delle ombre e dei sospetti. Perché se il Governo ha pagato molte delle famiglie colpite dall’evento, ci sono decine di famiglie che quelle ingenti somme non le hanno volute percepire. Andando avanti con i processi. Rifiutando quel denaro che sembrava sporco. Che sapeva d’insabbiamento.

Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè: la coppia che sbotta...

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Apprendo da vari siti di gossip che in un'intervista rilasciata al numero di questa settimana di Vanity Fair Alessandro Sallusti dichiara che lui e Daniela Santanchè sono molto più che amici e che lui, nonostante si sia sposato e separato due volte, ha sempre sognato la famiglia mulino bianco.
Ecco, ora uno non è che vuole stare proprio a giudicare, ma secondo me Daniela Santa-de-chè non è esattamente la mogliettina ideale che ogni mattina si alza all'alba e prepara la colazione e che tutte le sante domeniche prima di andare a messa prepara la pasta fatta in casa per compiacere la suocera.


Aforisma del 26 Maggio 2011

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"Chi vuole privatizzare l'acqua deve dimostrare di essere anche il padrone delle nuvole, della pioggia, dei ghiacciai, degli arcobaleni" Erri de Luca

25 maggio 2011

Bienvenue en Italie: chi non muore si risiede!

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E’ notizia fresca fresca che la Procura di Perugia ha ritrovato gli archivi contabili dell’imprenditore più caro ai politici. Nel computer della sua segretaria, Alida Lucci, sono infatti puntualmente ricostruiti nelle spese tutti i favori più o meno grossi che Diego Anemone rendeva ai politici e non solo, nell’arco di tempo giugno 2001 – dicembre 2009.
Se si pensa che per comprare i favori di un ministro o di qualche altro potente servono moltissimi soldi si cade in errore: i nostri rappresentanti, Claudio Scajola, in questo caso specifico, si è persino fatto comprare un frullatore del valore di 100 euro. Cosa ben più grave però per il sciaboletta che dichiarava con la faccia di un bambino colto con le mani nella marmellata di non sapere nulla sulle modalità di pagamento della casa (900.000 euro per un appartamento vista colosseo) è che nemmeno all’atto del compromesso notarile ha dovuto sganciare una lira per un totale all’occasione di 230.000 euro. Mica frullatori stavolta!
Negli archivi contabili è annotato tutto. Ma proprio tutto. E il buon Claudio non è certo l’unico tirato in ballo. Si sa, i soldi vanno a chi è al potere e può rendere servigi. Così quando nel 2002 Sciaboletta dovette dimettersi a causa delle dichiarazioni rilasciate su Massimo D’Antona (freddato dalle Br e definito senza tante remore un “rompicoglioni”), sono registrati comunque movimenti di denaro volti a rendere favorevole il clima per l’imprenditore Anemone. E così, allo stesso modo puntuali, sono registrati pagamenti a favore del ministro Lunardi (probabilmente, la Procura di Roma indagherà al riguardo) e di Guido Bertolaso che nell’appartamento di Via Giulia oltre a non pagare in prima persona l’affitto si faceva pagare anche le bollette dell’acqua e i conti di interventi tecnici (120 euro per la riparazione di una tv al plasma!). Persino i porporati non sono immuni a questo melmoso sistema di tangenti in cambio di favori. Nel rendiconto contabile tenuto dalla precisa segretaria di Diego Anemone sono registrati pagamenti a favore anche di Crescenzo Sepe (5.000 euro per la collaborazione nella vendita ad un prezzo stracciato di un palazzo di Propaganda Fide al Ministro Lunardi) e persino l’assicurazione per il Suv di monsignor Camaldo.

Ora, dico io, queste cose sono sempre esistite. E sebbene siano detestabili l’importante è condannare i colpevoli eventualmente ce ne siano e impedire che queste persone possano avere ancora incarichi pubblici. In Italia che succede invece? Succede che ad esempio Scajola sta per fondare un proprio gruppo autonomo dal Pdl in parlamento qualora non arrivino ricompense da B. e che ad esempio Guido Bertolaso è indicato ancora come salvatore della patria per la munnezza di Napoli. E vabbene che la presunzione di innocenza esiste. Ma, sempre, per prima cosa bisogna salvaguardare le istituzioni. Da noi questo non succede. Perché … Chi non muore si risiede.

Castellammare di Stabia, chiuso per lutto

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Cosa sia la Fincantieri per Castellammare lo si può immaginare soltanto pensando al Lingotto Fiat per Torino. Le acciaierie per Terni. La Banca Montepaschi per Siena. L’Ilva per Taranto. Castellammare “è” Fincantieri. Appare logico che quando l’ad dell'azienda Bono, presentando il “piano industriale” ha sentenziato la chiusura dello stabilimento, s’è mobilitata la Città. Perché la Città ci lavora, considerando anche l’indotto, dove per indotto s’intende anche un bar all’esterno del cantiere dove lavorano in 5 o 6 persone piuttosto che la salumeria dove “mangiano” tre famiglie. Un gran Piano Industriale: chiudiamo tutto. Genova e Castellammare unite da sentimenti comuni: stupore e rabbia. Cortei e scontri con la polizia a Genova Sestri, occupazione del Comune ed atti vandalici a Castellammare. E che t’aspettavi, gli applausi? Negli anni Castellammare è arrivata a contare circa 10000 addetti nel settore metallurgico, il che le è valso il titolo di “Stalingrado d’Italia”, in quanto roccaforte rossa dove il Pci, da solo, arrivava al 45% dei consensi. Come sia cambiata la sinistra italiana lo dimostra il consenso attuale alla “nuova sinistra”, quella del PD. Nemmeno il 12%, tanto che la città è ora nelle mani della destra. Impensabile fino a qualche anno fa, eppure D’Alema&co. sono riusciti anche in quest’impresa. Si capisce però il risentimento se si pensa che gli operai del cantiere sono in cassa integrazione da 2 anni, riempiti di castelli in aria e chiacchiere buone per sindacalisti e politicanti: dopo la speranza, l’incubo più nero. Commissioni non se ne hanno più, gli armatori fuggono all’estero, dall’altra parte del mondo, in quella Cina o in quella Korea dove un operaio costa 50€ al mese. E grazie assai se avete fatto la fortuna di Tirrenia, Grimaldi ed altre compagnie estere (Finlandia, Grecia etc) e se avete regalato all’Italia il suo vanto più grande, quell’Amerigo Vespucci che è regina dei mari, nave scuola per l’addestramento degli Allievi Ufficiali dell’Accademia Navale, varata nel 1931 proprio dai cantieri stabiesi. Palazzi sull’acqua dove, al di sotto del design lussurioso, ci sono pavimenti in ferro, sistemi elettrici che portano il sangue, il sudore, la vita di centinaia di persone che negli anni si sono unite in un’unica famiglia. Ma adesso è finita, ora costa troppo costruire qua, movimenti teutonici di un’economia sempre più fragile che si sgretola sotto i colpi della globalizzazione. Colpi accusati sempre dagli stessi soggetti, quelli più deboli, i pesci piccoli della catena che dopo una vita a saldare, trasportare, montare, trapanare, si vedono salutare con una bella stretta di mano. Grazie assai. E mò? Mò aspettate, sperate, cercate qualcos’altro. In poche parole, arrangiatevi. In poche parole, jat’ a rubbà”.

Aforisma del 25 Maggio 2011

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"Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia" Pier Paolo Pasolini

24 maggio 2011

Crozza Time. "Ridere. Il vero segno della libertà" René Clair

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Conflitto d'interessi. Quel 20 maggio, il Cavaliere era in tutti i Tg

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"A volte uno sguardo ferisce più di mille parole". In questo caso, un primo piano in 5 reti, ha ferito più di tutte le mille parole pronunciate il 20 maggio. Il coltello, invece di passargli dalla parte del manico, è andato ad infierire su una ferita già aperta da tempo, l'ennesima coltellata alla democrazia. In una sola parola: conflitto d'interessi. Questo polverone che il regime berlusconiano ha innalzato, traformando la libertà d'informazione in un monopolio. Un'impunita e continua macchina del falso che ha occultato la realtà e i problemi veri di questo Paese. Qui, dove vige una Costituzione liberal-democratica, l'informazione è stata per l'ennesima volta fatta a pezzi. 5 reti, 5 telegiornali che si sono aperti senza alcun filtro giornalistico allo stesso monologo propagandistico; 5 canali che hanno dato una forma a ciò che da anni si condanna: la voce al servizio del padrone che se ne frega di ogni regola. La ferita ora è diventata un'emorragia. Il Cavaliere ha sempre e solo rispettato una sola regola: "ciò che non passa in televisione, non esiste". Questi vent'anni di regime giornalistico, purtroppo, gli hanno dato ragione. Ma oggi la sentenza dell'Agicom, il Garante delle Comunicazioni, colpisce come una sciabola contro il coltello del Premier. Le reazioni che arrivano da Mediaset sono furiose e si dicono allibiti; Tg1 e Tg4 sono puniti con la massima misura, 258 mila euro poichè recidivi; mentre Tg2, Tg5 e Studio Aperto in maniera minore, 100 mila euro ciascuno. Ma chi pagherà tutto questo?! Il Colpevole non paga nulla, ma il caro prezzo delle multe sarà pagato dai bilanci delle televisioni, quindi per quanto riguarda la Rai, li pagheremo Noi. Noi, cittadini. Una sentenza che punisce, ma non ferisce chi di dovere. Gli offesi, restiamo sempre e comunque noi. Ma stavolta reagire si può: domenica recatevi alle urne. La libertà d'informazione sarà ristabilita solo quando sarà cancellata l'anomalia berlusconiana, l'anomalia che si riassume in una sola parola: conflitto d'interessi. Il Tribunale dell'Opinione Pubblica ha già dato il suo primo responso, il resto ora, tocca a noi.

NB. Il video è da non perdere.

Letizia Moratti su Twitter: Sucate, il nuovo quartiere di Milano

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Come tutti abbiamo potuto constatare, negli ultimi anni il modo di fare politica e, soprattutto, comunicazione politica sono radicalmente cambiati: internet ha creato, a fianco ai media tradizionali, i cosìddetti social generando un vera e propria rivoluzione dell'informazione. I politici di tutto il mondo si concentrano sempre più sulle campagne online. In linea con la tendenza, anche i politici nostrani iniziano a sfruttare al meglio le potenzialità dei social media e, prima fra tutte, in vista del ballottaggio milanese, Letizia Moratti ha iniziato e fomenta sempre più il dialogo con gli utenti del web principalmente attraverso l'utilizzo di Facebook e Twitter.



Ma la scarsa attenzione del suo team ha fatto sì che una campagna nata per accaparrarsi il maggior numero di preferenze per riconfermarsi Sindaco di Milano si trasformasse nell'ennesimo strafalcione di Miss Mortacci. L'utente Orghl, avendo notato risposte generiche e frettolose sul canale della Moratti, ha deciso di postare il seguente messaggio nel canale Twitter di Letizia:
Il quartiere Sucate dice no alla moschea abusiva in via Giandomenico Puppa!! Sindaco rispondi! (Orghl su Twitter)
Purtroppo la provocazione non è stata colta ed il team al suo servizio ha risposto immediatamente, senza pensare che si trattasse di un quartiere totalmente inventato e di una moschea inesistente. Ecco come:
Nessuna tolleranza per le moschee abusive.
A parte la figuraccia, la storia insegna come internet, al contrario della TV e dei media tradizionali, e i suoi utenti non perdonino le persone che utilizzano il mezzo tecnologico in modo inappropriato, utilizzandolo solo come mezzo per raccogliere proseliti. Questo è il caso della Mortacci che su Facebook per esempio in pochi giorni ha aumentato i suoi follower in maniera esponenziale passando da circa 3000 a 35000 fans! E su Twitter? Bhè è evidente che più che dialogo fosse buon viso a cattivo gioco. Vota Mortacci ;)

Easyjet toda la vida!

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Ringrazio il diario di Selvaggia Lucarelli per avermi mostrato questo video. Se davvero sono tutti così su easyjet io da ora in poi viaggio solo con loro, a vita!

Le vie della povertà sono infinite. Rapporto Istat: un italiano su quattro è a rischio povertà

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Circa 15 milioni di italiani sono sulla soglia della povertà e dell’esclusione sociale”, è questo il risultato dell’indagine annuale Istat.
L’incidenza della povertà viene definita sulla base della cosiddetta “linea di povertà”, una soglia convenzionale che individua un valore di spesa minimo al di sotto della quale una famiglia viene classificata come “povera”, rispetto agli standard di vita del resto della popolazione italiana .
Sono numerose le famiglie (tra le quali, ahimè, anche la mia) che non possono permettersi di comprare un nuovo elettrodomestico o permettersi una vacanza fuori porta almeno una volta all’anno. Sono famiglie sulle quali gravano invece i ritardi nei pagamenti di tasse, bollette dei consumi o rate del mutuo. Vien da sé che chi si trova in questa situazione non possiede un libretto risparmi, ma cosa succede se in queste stesse famiglie sorge un imprevisto? Loro (noi) non possiamo permetterci neanche di ammalarci.
L’Italia, nell’ultimo decennio, è il paese che è cresciuto meno rispetto a tutti gli altri paesi dell’Unione Europea; diminuiscono i posti di lavoro, aumenta il ricorso alla cassa integrazione, aumentano i prezzi, la paga rimane immutata.
Dinanzi a questa situazione i sindacati manifestano preoccupazione mentre Sacconi dice di non preoccuparsi, il rapporto ha descritto solo “luci ed ombre” dell’Italia, un paese di vecchia industrializzazione che ha pagato a caro prezzo la grande crisi, come tutti gli altri paesi con le stesse caratteristiche. C’è una ripresa – dice il ministro del lavoro – “noi non siamo né in recessione né in stagnazione”.
Parole rassicuranti certo, fatto sta però che la situazione si fa sempre più drammatica: i giovani sono senza lavoro, e oramai anche senza sogni, la disoccupazione dilaga come l’olio, l’incertezza del domani prende il sopravvento, il welfare è una chimera.
La classe politica sembra però tranquilla (vorrei vedere con quello stipendio!) e volta a risolvere problemi impellenti come Milano zingaropoli, decentramento dei ministeri e la lotta all’ultimo sangue per l’imminente ballottaggio, tanto chi se ne frega, sono solo io e il restante 24,7% della popolazione italiana a dover vedere cosa fare per non rischiare di finire sotto i ponti.

Ma è Silvio Berlusconi o Wanna Marchi?

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Pare che, visto l’andazzo della campagna elettorale e visti i risultati del primo turno alle amministrative, Silvio Berlusconi stia ben spendendo le sue carte pur di risalire la china e portare voti al centrodestra. Il faccetta di gomma non si è per nulla risparmiato in quanto a promesse:

- Ministeri a Milano: pare che la Minetti si sia offerta in prima persona di condurre un ministero per la sacrosanta gestione della topa. Misure previste dall’insediamento del nuovo dicastero sono ad esempio fregna gratis per over 65 (con buona pace del sultano di Hardcore) e la costituzione di corsie preferenziali per urgenti interventi di bunga bunga.
- Condono delle multe degli ecopass: in particolar modo saranno abbonate le infrazioni derivanti da interventi urgenti alla cofana pericolante di Letizia Moratti.
- Azzeramento della presenza Rom in città. Attraverso un elaborato percorso amministrativo si farà in modo da trasformare i cittadini Rom in romani, così la lega avrà comunque con chi prendersela.
- Chiusura dei luoghi di culto islamici e loro successiva trasformazione in harem dove, con la tessera del tifoso, chiunque può entrare e beneficiare dei servizi offerti all’interno. L'harem più grande d'Europa si troverà nel popolare quartiere di Sucate, con il placet di Mestizia Moratti su twitter.
- Realizzazione di un mega impianto metropolitano dove fare ascoltare ai milanesi in filodiffusione tutti i cd del premier e di Mariano Apicella.
- Realizzazione di una mega statua in centrale che ritrae Giuliano Pisapia mentre ruba un’auto.

Mi sembra che di argomenti ne stia offrendo abbastanza il banana… quasi pare Wanna Marchi più che il Presidente del Consiglio. E l’elenco potrebbe essere aggiornato ogni ora.
Ma possibile mai che Milano, una città che non ha mai avuto paura del cambiamento nella sua storia, che ora si faccia prendere a schiaffi da un padrone che l’ha maltrattata così tanto da potergli rifilare ogni genere di balla?

Aforisma del 24 Maggio 2011

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 "Nessun uomo al mondo ha più coraggio di chi riesce a smettere dopo aver mangiato una nocciolina" Channing Pollock

23 maggio 2011

Cosa esprimono i sogni?! La Teoria dei Desideri Erotici

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Agli albori del Novencento, Freud suscitò estremo scalpore affermando che la maggior parte dei sogni esprime desideri erotici repressi. Attualmente la teoria non raccoglie un consenso unanime, probabilmente perchè si presenta troppo assolutista. Non si può però escludere che i sogni a volte provengano da desideri sessuali non soddisfatti, o addirittura, non elaborati dalla sfera cosciente. Altre volte invece, è possibile che affondino le loro radici in altri bisogni a cui la sfera razionale si rifiuta di dare ascolto, oppure che non riesce a elaborare durante lo stato di veglia. Il linguaggio dei sogni è simbolico: per comunicarci si avvale di personaggi ed oggetti a volte irreali, o altre volte, assolutamente concreti. Per chi possiede una certa esperienza nell'ambito dell'interpretazione , ogni sogno è assolutamente decifrabile. Generalmente, le persone molto fantasiose fanno sogni molto più movimentati, complessi e a tratti fiabeschi di chi invece è molto più concreto e meno creativo. Ad esempio, se si avvertisse il bisogno di dissetarsi durante il sonno, le personalità più pragmatiche potrebbero sognare un rubinetto che schizza acqua nella loro direzione, mentre i più fantasiosi potrebbero sognare sorgenti, laghi o cascate. Fiumi d'inchiostro sono stati versati per spiegare i simboli onirici e i criteri con cui la nostra mente seleziona i sogni durante il sonno. Anche in questo caso le varie teorie non possono essere considerate scientifiche in senso stretto: l'ambito dell'attività onirica è ancora per molti versi misterioso e talmente ricco di sfumature da sfuggire a qualsiasi catalogazione certa e definitiva. E' comunque irrinunciabile conoscere le ipotesi di Freud e Jung in quest'ambito, dato che i due psicoanalisti ancora oggi, a distanza di molti anni dalla stesura dei loro saggi, sono gli autori più rappresentativi nel campo dell'interpretazione onirica. Entrambe le teorie possono avere un fondo di verità, per cui attualmente si fa riferimento ad una loro fusione. La conclusione a cui si è giunti oggi è che in ogni simbolo esista sia un vissuto collettivo, sia la storia personale di chi sogna. Ma le due teorie, ve le racconto la prossima volta...

Fine seconda parte

Aforisma del 23 Maggio 2011

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"L'oro non è tutto, ci sono anche i diamanti" Paperon de Paperoni

Discorso di Pericle a Piazza Dante, Napoli 22 Maggio 2011

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"Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.. Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così”.

Questo è il Discorso di Pericle agli Ateniesi, pronunciato nel 461 a.C. L’ha citato ieri sera Roberto Vecchioni a Napoli, in un concerto-evento a sostegno del candidato Luigi de Magistris impegnato nel ballottaggio di domenica prossima. Queste parole arrivano dirette da 2400 anni fa e sono ancora oggi, più che mai, attuali. Teniamolo a mente quando si andrà a votare, sempre e ancor di più domenica prossima, quando ci rendiamo conto che la democrazia è debole, ogni volta che pensiamo che l’orgoglio della nostra città è calpestato da politicanti poco attenti e che pensano agli affari personali più che al bene comune. Interessiamoci alla nostra città e al nostro stato in modo da non potere essere cittadini “inutili” riuscendo invece a portare il nostro contributo al miglioramento della vita democratica, al progresso civile che non è separabile dal progresso umano stesso. Impegniamoci, tutti, affinché il vento cambi anche a Napoli laddove per vento non si intende la sostituzione di una corrente politica con un’altra ai posti di comando. Che il vento sia forte e spazzi via il puzzo di malaffare che avvolge Napoli, che non ci sia più spazio per detrattori e sfruttatori. Non facciamoci spaventare da chi ci può indicare come giustizialisti, non lasciamo intaccare la nostra voglia di cambiamento da chi, ancora sotto braccio con la camorra nel vestito buono delle elezioni, indica nell’avversario il partito delle manette. Non è giustizialismo, è che la democrazia per funzionare bene abbisogna di legalità,… è quella che vogliamo.

22 maggio 2011

C’era una volta “Viva Zapatero”: la Spagna scende in piazza. E ci resta

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Quando il leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) è salito al potere nel paese iberico gran pare della corrente europea tendente a sinistra lo guardò con interesse ed anche un po’ d’invidia. “Viva Zapatero” divenne uno slogan che attecchì soprattutto in Italia, dal 2004, anno della prima elezione, al 2008, quando fu rieletto. Il suo programma toccò punti fondamentali per la vita spagnola: il ritiro delle truppe dall’Iraq, controverse trattative con l’ETA, legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali, regolarizzazione per gli immigrati clandestini. Tutto giusto, verrebbe da dire. E forse lo è, forse lo fu. Ma cosa è realmente cambiato nelle strade spagnole? Qual’è la percezione del cambiamento tra i giovani iberici? Quand’è che spiegheranno a questi ragazzi del terzo millennio che la politica è solo la maschera di un mostro ben più possente, macchinoso e strutturato che comprende i veri poteri che regolano la vita del cittadino – burattino? I centri di potere della finanza e delle banche prescindono da questo o quell’uomo/donna che siede sulla poltrona più alta della struttura civile. Vale tanto per Zapatero, quanto per Obama negli USA, schiavo proprio quanto Bush dell’industria bellica che ha bisogno di vendere quanto produce annualmente. Con la guerra, chiaramente. E’ questa presa di coscienza che ha spinto i ragazzi spagnoli a scendere in piazza. Anzi, a prendersela. Per dire no all’intero sistema decisionale che fa dei cittadini e dei giovani delle semplici statuine da muovere sulla scacchiera dei propri interessi, dividendosi la torta e lasciando le briciole alla maggioranza. “El problema es el sistema”, campeggia a Puerta del Sol. Democrazia di plastica. A Madrid s’erano radunati in 20, tramite i social network. Ma 20 pecore fanno troppa poca lana e la polizia spagnola, forte anche della legge contro le adunate politiche in vista delle elezioni amministrative – regionali, li aveva facilmente cacciati. Ma sono tornati. Non 20, ma 100. Poi miagliaia. E con le tende. Nasce così il movimento 15-M che prende il nome proprio da quel 15 maggio e che sta spopolando in Spagna ed attecchendo in Italia (Bologna, Roma): Madrid, Barcellona, Granada, Valencia, Bilbao, piazze occupate ed auto – organizzate da commissioni che gestiscono l’alimentazione, la pulizia, i servizi igienici e soprattutto il dibattito politico. Se ne andranno tra una settimana, si dice. Frutto di una votazione per alzata di mani. Ma sono in tanti a voler continuare a tempo indeterminato. Cos’hanno da perdere? Precari, disoccupati, casalinghe, “mileuristas” (la generazione dei 1000€ mensili), ma anche docenti e semplici simpatizzanti, come aziende che donano servizi igienici. L’impressione è che ne rimarrà solo un grande sfogo contro il “sistema” della corruzione e della connivenza politica – finanza – banche che blocca il futuro dei giovani, ma il segnale è forte e se nel Nord Africa i social network hanno permesso la rivolta del mondo arabo, si può pensare che qualcosa di simile possa avvenire in Europa anche se con modalità differenti. Fatto sta che gli slogan non differiscono molto da quelli usati nel Maghreb. Agli occhi risalta subito un cartello: “Senza casa, Senza lavoro, Senza pensione, Senza PAURA”.

Like a Peach in the Wine, l'aperitivo al tramonto

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Immagina una terrazza immensa. Immagina di poter toccare il cielo con un dito e perderti con lo sguardo nel mare. Immagina il tramonto, immagina la musica. Ora, smetti di immaginare perchè tutto questo esiste: Napoli, Terrazza Castel Sant'Elmo, San Martino. Like A Peach in The Wine è lieta di avervi invitato all'aperitivo più suggestivo di Napoli:

ARTE SPERIMENTALE
PERFORMANCE LIVE
VISUAL FISHEYE

DJ SET:
MARIO BIANCO-GIANLUCA VISCOVO-FLAVIO TORO


PERFORMANCE:
KNEF/ PROFESSIONAL BREAKING
METROPOLITAN TRIO
ACID CITY GAZZ
B-LAB

Organizzare a Napoli e in quella location un evento del genere, sfida le leggi di gravità. Se siete venuti affamati, o con la voglia di riposarvi, o con la voglia di far avanti e indietro per bere un cocktail nel bar della piazza di San Martino: non è l'evento che fa per voi. L'Aperitivo del Sabato, targato Like a Peach in the Wine, è una festa per gli occhi sotto i colori del tramonto napoletano, in un museo senza tempo e con un panorama da togliere il fiato. Una festa per chi vuole godersi delle ore con gli amici di sempre e con quelli che mai avresti pensato di rincontrare. Un evento privato con ingresso su lista e di cui potrete trovare tutte le informazioni su liste, consumazioni e ingresso all'indirizzo facebook di Like A Peach in the Wine.
Non perdete il prossimo appuntamento, Stay Tuned.

(Nb) Accortenze: è vivamente consigliabile di raggiungere il posto a piedi o comunque di parcheggiare alle pendici del Vomero.
Munirsi di una buona dose di pazienza per l'uso dei servizi igienici. In un museo non si possono innalzare bagni chimici, tipici dei grandi eventi, nè bagni ad hoc per l'evento.

Aforisma del 22 Maggio 2011

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"Ho seguito una dieta per due settimane e ho perso ... due settimane" Totie Fields

21 maggio 2011

Lars Von Trier cacciato dal Festival di Cannes

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Lars Von Trier (1956) era arrivato al Festival di Cannes per presentare il suo nuovo film Melancholia.

Il film più atteso del 2011, che vede nel cast Kirsten Dust e Charlotte Gainsbourg (attrice protagonista anche in Antichrist), concorre per ben due premi alla Kermesse “Miglior Film” e “Miglior Regia”. E’ un thriller con risvolti psicologici dove due sorelle sono alle prese con un evento sconvolgente: un pianeta si avvicina rischiosamente alla terra.

Le opportunità per il regista danese, quindi, erano davvero brillanti se non avesse dichiarato in conferenza stampa delle confessioni positive in merito alla figura di Hitler e al nazionalsocialismo tedesco, confessioni in tono ironico ma che le sono costate care in quanto Lars non può né partecipare alla cerimonia di premiazione né tantomeno ritirare i premi in caso di vittoria. Gli organizzatori del festival infatti non hanno tanto gradito il suo tono sarcastico su un argomento così delicato e lo hanno cacciato via senza mezzi termini.

Il regista, come si sa, è sempre stato un provocatore e forse voleva esserlo anche adesso dicendo:
Hitler, capisco l'uomo che è pò pieno di male, certo sono contrario alla seconda guerra mondiale e non sono contro gli ebrei, ma in realtà non troppo perché Israele è un problema, come un dito nel culo, fa cagare" (…) "Credevo di avere origini ebree ed ero contento, poi ho saputo che non era esattamente così ed ho scoperto le mie origini tedesche, sono un pò nazista anche io e sono contento lo stesso.
Potete immaginare i visi sbalorditi dei presenti che hanno considerato Lars una “persona poco gradita”. A nulla sono servite le sue scuse e la sua smentita di non essere né nazista, né antisemita, né razzista. La notizia ha fatto il giro del mondo e la delusione è stata notevole, ma, forse, è stato voluto dato che egli stesso dice sempre:
Mi auguro di deludere qualcuno tra i miei spettatori perché credo che la delusione sia molto importante, se la si prova vuol dire che si avevano delle aspettative.

Aforisma del 21 Maggio 2011

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"Mi basta un solo bicchierino per ubriacarmi. Il problema è che non mi ricordo se è il trentesimo o il quarantesimo" George Burns

Operazione Piombo Fuso: disumanità nella Striscia di Gaza

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Il 27 dicembre del 2008 è un giorno come tanti per noi europei, pur tra problemi cronici, ansie e duelli mediatici. Ma alle 11,30 di questo stesso giorno, ha inizio nella Striscia un’operazione che non ha precedenti nella storia della “guerra”. Premettiamo: non è di guerra che si tratta. La guerra implica la resistenza. Nei 22 giorni dell’operazione israeliana si ha un solo protagonista, l’esercito sionista, conosciuto come uno dei più “morali” al mondo, impegnato praticamente in un'esercitazione militare. Stiamo messi bene. Nel solo primo giorno di bombardamenti via cielo, mare e terra saranno 206 i palestinesi trucidati, mentre molti moriranno d’infarto. Israele risponde così al lancio di missili Qassam che dal 2002 al 2009 hanno fatto 18 vittime tra gli israeliani. Israele giura che l’operazione è mirata a distruggere Hamas, ma è inevitabile che nella terra più densamente popolata al mondo risultino i civili la maggior parte dei colpiti: 1400 morti di cui 430 bambini e 111 donne, 6 medici, 2 operatori ONU, 6 giornalisti. I giornalisti. L’informazione. Israele impedisce ai cronisti di tutto il mondo di assistere in diretta a ciò che avviene, costringendoli su una collina appena fuori la Striscia. Ma qualcuno riesce a svolgere il proprio lavoro, rischiando e trovando la morte. Ma le immagini arriveranno a tutto il mondo, Israele compreso. E sarà la stessa popolazione israeliana ad indignarsi, ammettendo di non sapere nulla circa le modalità d’esecuzione dell’operazione, omesse dalla propaganda sionista, a detta ormai di tutti macchiatasi di crimini contro l’umanità ma sempre più silenziosamente appoggiata dalla comunità internazionale. In aperta violazione della IV Convenzione di Ginevra, vengono bombardati siti protetti dagli accordi (ospedali e scuole in primis) ed ammazzate persone estranee al conflitto con l’uso di armi non convenzionali come il fosforo bianco, arma incendiaria assolutamente vietata da accordi internazionali, sottoscritti da Israele ma da quest’ultimo negati per quanto riguarda il conflitto nella Striscia: amputazioni, malformazioni, ricostruzione impossibile per l’assenza di cemento e ferro negati ai valichi, libertà di movimento, informazione, alla salute ed all’infanzia negate. Current tv la racconta dall’interno, senza veli, senza censure.

20 maggio 2011

I fiaschi di Letizia Moratti Sindaco

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Letizia Brichetto Aranboldi coniugata Moratti (Pdl)è diventata sindaco di Milano nel 2006 al primo turno delle amministrative con il 52% dei voti dopo una campagna elettorale in cui ha speso più di 6 milioni di euro del marito Gianmarco. Il suo sfidante, Bruno Ferrante, in quell’occasione ha speso poco meno di 700 mila euro raccogliendo il 47% dei voti.

Appena insediatasi a Palazzo Marino Mestizia ha licenziato alcuni dirigenti comunali per far spazio a consulenti esterni remunerati piuttosto bene coi soldi pubblici. Questo repentino avvicendamento sulle poltrone insospettì la Corte dei Conti che la condannò nel 2008 a risarcire 236.000 e 125.000 euro al Comune di Milano. La sua giunta aveva proceduto infatti alla nomina di funzionari che non erano in possesso di laurea e dunque illegittimi. Nonostante la condanna il Sindaco non si è mai presentato in Consiglio Comunale per spiegare alla città cosa sia accaduto e come sia stato possibile. In seguito la magistratura comunista ha stabilito che si trattava “solo” di un illecito amministrativo e di abuso d’ufficio e pertanto non c’era illecito penale. La Moratti in quell’occasione aveva provveduto a dare consulenze molto ben pagate un po’ a chiunque dovesse qualcosa: ai nuovi incarichi amministrativi infatti erano state chiamate anche persone del suo staff, il fotografo che l’aveva seguita in campagna elettorale e persino una confezione 3x2 di lacca Jannettil. L’accusa di abuso di ufficio è stata archiviata nell’agosto 2010.
Nello stesso anno delle prime grane, il 2008, Lady Moratti ha introdotto per le auto che entrano in centro città l’ecopass. Un bel provvedimento per una donna che in un mese riesce ad imettere nell’aria grazie alla sua lacca la stessa quantità di Co2 che si registra in un anno nella periferia ovest di Pechino. I residenti comunque hanno gradito il tant’è che, in questi giorni di ricerca di consenso, Mestizia si è precipitata a dire che tale provvedimento per migliorare la qualità dell’aria sarà abolito.
In pieno delirio tremens dovuto all’eccessiva esposizione dalla lacca stessa nel 2009 ha dichiarato di voler intitolare un parco a Bettino Craxi. Tale decisione non ha avuto seguito perché alcuni consiglieri di opposizione hanno presentato una mozione affinché il nuovo parco (quale?) sia dedicato alla banda Bassotti.
Nel dicembre 2010 il tribunale civile di Milano ha condannato il Comune di Milano per la mancata assegnazione di una casa popolare a 10 famiglie rom con le quali il Comune aveva già firmato un progetto di autonomia abitativa rilevando in tale comportamento un pregiudizio etnico nei confronti dell’etnia rom anche in seguito ad alcune dichiarazioni del Sindaco e di esponenti della Lega Nord.
Il Sindaco che ora sta cercando di risalire la china in vista dei ballottaggi in questi anni di mandato è stata così impegnata che ha partecipato solo per il 5% alle riunioni del Consiglio Comunale collezionando solamente 6 presenze nel 2008 e addirittura 3 nel 2009. Non ha mai risposto alle oltre 100 interrogazioni del Presidente del Consiglio Comunale Manfredi Palmieri. Potrà forse giustificare le sue assenze con i tanti impegni per preparare l’Expo del 2015: all’attuale stato di cose i soldi pubblici sono stati spesi in poltrone e nella costruzione di grattacieli che hanno rimpiazzato i campi di sostenibilità economica ed ambientale che hanno fatto assegnare alla città meneghina l’evento. Attualmente ancora si sta discutendo della proprietà su cui dovranno sorgere (dovevano già sorgere) i padiglioni espositivi dei paesi partecipanti e molte iniziative (vedi la realizzazione di vie d’acqua per raggiungere il quartiere fieristico e alcuni eventi collaterali) sono stati già cancellati dal programma…
Il piano di Governo del Territorio varato durante il suo mandato ha dato a suo figlio Gabriele un vantaggio economico di almeno un milione di euro permettendogli di trasformare un sito industriale destinandolo ad uso abitativo dove il giovane imprenditore s'è costruito la sua villa di Batman.
Poi uno si chiede il perchè del tracollo dei consensi…

Aforisma del 20 Maggio 2011

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"Il mio cervello? Il mio secondo organo preferito" Woody Allen

Flop Sgarbi: per un mercoledì da "Caproni"

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Nella Smorfia Napoletana il numero 8 è : A' Maronna, che tradotto sarebbe la Madonna. Bene, 8 è la percentuale di share raggiunta da Vittorio Sgarbi nel suo nuovo e sorprendente programma "Ci tocca anche Sgarbi". Nessun titolo in questo caso sarebbe stato più adatto, ma fortunatamente A'Maronna davvero ci ha fatto la grazia. Pensavamo riuscisse ad equivalersi al suo immenso amico Giuliano Ferrara, che ha dato vita ad un fuggi-fuggi generale, costringendo 1 milione e mezzo di telespettori a cambiare canale, ma invece, ecco il Miracolo. Il nostro Ciuffon Sgarbi ha fatto anche di peggio: un programma costato 1 milione di euro che si è fatto battere praticamente da tutti in prima serata. Un mercoledi da caproni, piuttosto che un mercoledì da leoni per il nostro critico d'arte più rissoso e maleducato della televisione italiana. Le cose si erano già messe male quando il nuovo direttore generale Lorenza Lei aveva bocciato il titolo : "Il mio Canto Libero" per problemi legali con la vedova di Lucio Battisti e perchè non gradiva un debutto con un tema delicato: Dio. Inoltre a quella capra impazzita di nome Sgarbi, non era neanche stata concessa la possibilità di andare in diretta come Santoro e Floris. Il nostro critico d'arte allora, dall'alto della sua competenza da showman (e non da conduttore televisivo) aveva urlato al sabotoggio, dichiarandosi anche pronto ad abbandonare il programma. Ma dico io Sgarbi, ma ce lo facevi sto grandissimo favore. Eh già, perchè Mr : "Sei una Capra!" ha avuto a disposizione 1 milione di euro di budget. Si, ma sapete chi ha pagato? Non certo l'ex direttore generale Rai Masi di tasca sua, ma udite udite: abbiamo pagato Noi. La tv pubblica al servizio del cittadino.

Current tv chiude i battenti: sul canale indipendente l’ombra della censura

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Della tv indipendente fondata da Al Gore e Joel Hyatt nel 2005 abbiamo già parlato recentemente (L’Europa dell’odio, Schiavi del Calcio). La notizia è che Current Italia, dal 2008 protagonista di grandi successi di pubblico, chiude. Sky bolla la sua scelta come “dettata da mercato e mancati ascolti" ma il dubbio è che sulla tv “ospitata” dalla piattaforma di Sky si stia allungando l’ombra della censura da parte del magnate australiano Murdoch, proprietario della News Corporation, che ha già il quasi totale controllo del sistema televisivo satellitare. Ecco perché Al Gore, ospite di Santoro ad Anno Zero, accusa senza mezzi termini Sky Italia: “Dagli Stati Uniti hanno ordinato a Sky di cancellare il nostro canale perché abbiamo appena scritturato un giornalista indipendente molto critico nei confronti di Murdoch. In un momento storico come questo di rapida transizione politica, economica e sociale il futuro delle democrazie sane dipende dal giornalismo indipendente: senza condizionamenti e senza paura. Sono venuto personalmente in Italia per chiedere a coloro che ci seguono con passione di far sentire a Sky che vogliono continuare a vedere Current. Sky ha appena eliminato il suo solo e unico canale di informazione indipendente, senza alcun preavviso e nonostante numerose e ripetute rassicurazioni sul proseguo della collaborazione.” Tommaso Tessarolo, general manager di Current, sottolinea: “Siamo il solo canale televisivo che ha il coraggio di dire la verità anche di fronte al potere. Mandando in onda per la prima volta in assoluto il documentario Citizen Berlusconi nel 2009, ospitando Michele Santoro e Annozero con Raiperunanotte nel 2010 quando la Rai ne ha impedito la trasmissione o ancora portando per la prima volta il racconto personale di Roberto Saviano sul satellite, abbiamo usato la nostra piattaforma tv e web per informare, arricchire e dare ispirazione al nostro pubblico". (da Repubblica.it, 19 maggio 2011). In effetti è sempre parso strano che Sky, forte della sua posizione dominante sul mercato, ospitasse un canale indipendente sulla propria piattaforma. Oggi, a 3 anni di distanza dall’esordio, Current si vede sbarrare le porte e chiudere la bocca. Perché l’indipendenza mediatica è un pericolo da non sottovalutare per chi mira al controllo totale.

La favola della buonanotte

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Che male c'è se dopo una giornata passata a fare i grandi ci si concede di credere alle favole per poter prendere sonno.
Questa è una di quelle che ci fa essere di nuovo bambini che ci porta in un'isola selvaggia fatta di natura e popolata di creature misteriose ed imprevedibili come le loro azioni e come imprevedibile può essere un bambino di 9 anni.
Max, sensibile ed incompreso, crede di aver trovato il suo regno ideale dove l'istinto vince sulla ragione, ma è costretto a rendersi conto di quanto questo non possa durare, di come rapportarsi con gli altri, farsi comprendere, socializzare, crescere lascino poco spazio alla vera natura di ognuno di noi.

"Nel paese delle Creature selvagge" (Where the wild things are)
Di Spike Jonze, tratto dal racconto "Nel paese dei mostri selvaggi" di Maurice Sendak