05 dicembre 2011

1996/2011 - Disastro ambientale, falso e truffa aggravata: l'inchiesta che rischia di affondare l’America’s Cup

La colmata di Bagnoli

"Ricorda, un pesce morto può solo seguire la corrente, soltanto uno vivo riesce ad andarci contro".
William Claude Fields

Disastro ambientale, falso e truffa aggravata sono le ipotesi di reato di un’inchiesta aperta nel 2009 e in cui finiscono nel mirino della Procura, esponenti del Ministero dell’Ambiente, Comune, Provincia, Arpac e Bagnolifitura. Com’è possibile che nel "miglior campo di gara", stando alle parole rilasciate dal presidente Caldoro il 17 ottobre, in occasione della conferenza stampa dell’America’s Cup – World Series, ci sia un’inchiesta ancora aperta? L’inchiesta che rischia di affondare l’America’s Cup, in realtà, è molto più complessa.

LA STORIA - Titolata “Disposizioni urgenti per Bagnoli”, la legge 582 del 1996 garantiva che nell’ex area industriale fossero effettuati quattro interventi sostenibili: la bonifica dei terreni ILVA e Eternit; l’eliminazione della colmata; la bonifica dei sedimenti marini della baia; la ricostruzione della morfologia di costa originaria. Creata dall’IRI e incaricata di provvedere ai lavori, la Bagnoli SpA ricevette in dotazione un totale di 400 miliardi delle vecchie lire (200 milioni di euro). Le attività per il risanamento dei siti industriali furono eseguite dalla Bagnoli SpA dal 1996 al 2001, sotto il controllo di un comitato di coordinamento e di alta sorveglianza, supportato da una commissione di esperti tecnico-scientifica di sette membri con competenze multidisciplinari (CE). Il costo complessivo del progetto di bonifica fu stimato sulla base dei calcoli della CE in 247.606 milioni (247, 6 miliardi di lire) registrando una riduzione del 26% rispetto alle stime effettuate dalla Bagnoli SpA. Con l’entrata in vigore della Legge n. 388 del 23.12.2000, sia la CE che il comitato di alta sorveglianza, furono eliminati dal progetto. Dal 1996 si è poi arrivati al 2002: la Bagnoli Spa aveva consumato questi 400 miliardi, ma senza apportare alcuna bonifica.

 Il 24 aprile 2002 nasce la Bagnolifutura Spa, società partecipativa gestita al 90% dal Comune di Napoli, al 7,5% dalla Regione Campania e al 2,5% dalla Provincia. La nascente società acquista i terreni ILVA-Eternit con lo scopo di terminare i lavori di bonifica come previsto dal Piano.

Siamo verso la fine del 2002 e nonostante la sua esclusione, la CE fu chiamata di nuovo a esprimersi. In sede di Conferenza di Servizi fu prospettata l’ipotesi di costituire un nuovo laboratorio di analisi all’interno della Bagnolifutura SpA. Non era la prima volta che la CE fu sottoposta a quest’approvazione. L’ipotesi di investire fondi strutturali della Regione duplicando una struttura pubblica di analisi chimiche ambientali, fu bocciata dalla commissione di esperti, anche quando a proporla, fu la precedente Bagnoli Spa. I costi che si prospettavano per tale operazione erano assolutamente esorbitanti e nei tempi brevi in cui l’ipotetico laboratorio sarebbe dovuto diventare operativo, non sarebbe stata garantita la qualità dei risultati prodotti. Punto interrogativo: ma la Regione non dispone già di un ente pubblico di riferimento in Campania nel settore? La risposta è si: l’ARPAC. La CE suggerì di rivolgersi al mercato internazionale per le analisi chimiche e ci tenne a far notare che a prescindere da considerazioni di qualità e di costi delle analisi, non poteva la stessa società incaricata di effettuare la bonifica, a determinare e certificare cosa fosse inquinato o meno.

Nel 2005 uno studio commissionato all’Icram dal Ministero dell’Ambiente rilevava una pesante contaminazione di elementi cancerogeni. A pubblicarli è il gruppo di studio del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Federico II di Napoli. I risultati sono inquietanti. I sedimenti marini antistanti la colmata e gli arenili, sia gli arenili che la colmata, risultano essere interessati da una pesante contaminazione di elementi cancerogeni quali IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), con concentrazioni fino a 2.807 mg/kg, a fronte di un limite massimo consentito per legge (D.M. 367/03) di 0,2 mg/kg. Inoltre si registra una contaminazione di PCB (PoliCloBifenili) con concentrazioni fino a 5.897 mg/kg, a fronte di un limite massimo per legge di 4mg/kg. In subordine sono presenti anche diversi elementi tossici inorganici quali: As, Cd, Cr, Hg, Ni, Pb8. Gran parte di questi elementi ferrosi sono naturali, provenienti dalle manifestazioni idrotermali del vulcanismo attivo dei campi Flegrei.

L’analisi di rischio ambientale sulla base dei dati analitici riportati nelle pubblicazioni, forniscono risultati assolutamente drammatici.  In particolare è stato calcolato il quoziente di rischio (HQ = Hazard Quotient) sui sedimenti dei primi 20 cm dei fondali marini. Ebbene quando tale HQ è maggiore di 1 indica una situazione di rischio per la quale è obbligatorio, da parte delle Autorità competenti, mettere in atto interventi di messa in sicurezza e bonifica. A Bagnoli l’HQ raggiunge gli incredibili valori di 14.737 per gli IPA e 1.666 per i PCB. Come si traduce tutto questo sulla salute dei cittadini? Considerando che le regate dell’America’s Cup interesseranno un arco di tempo limitato, il rischio di insorgenza di patologie per i frequentatori della location è sicuramente basso. Nella valutazione del rischio sanitario-ambientale si tiene conto del tempo di esposizione della popolazione alle varie tipologie di inquinanti. Prendiamo l’esempio di un bambino che per 6 anni s’immerge nel mare di una spiaggia almeno una volta al mese: 1 caso di tumore ogni 100.000 persone esposte è considerato un rischio accettabile. A Bagnoli il rischio è stimato per 80 casi su 100.000. Il contatto epidermico con queste sostanze, sia per inalazione che per ingestione, è altamente cancerogeno

Nel 2009 parte l’inchiesta. Le versioni sono opposte e in contrasto tra loro, perché se dalla Procura rimbalzano gli indizi di un intervento di risanamento sulla zona inadeguato, la società di Bagnolifutura assicura invece che le attività di recupero sono adeguate e non ci sono rischi.

A settembre 2011 la situazione si complica: le carte a disposizione dei pm napoletani s’intrecciano con quelle della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il fascicolo della colmata appare scarno e necessita di ulteriori accertamenti. Una corsa contro il tempo quella della Procura che potrebbe far piombare i sigilli e mettere l’area della colmata sotto sequestro nel bel mezzo dei preparativi della manifestazione sportiva internazionale. Mentre le associazioni presentavano un’istanza di sequestro penale della colmata di Bagnoli in quanto corpo di reato (Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, Comitato giuridico difesa ecologica, Associazione internazionale medici per l’Ambiente, associazione ‘Salviamo Bagnoli’, Assise cittadina di Bagnoli) chiedendo di destinare alle regate veliche il Molo di San Vincenzo dotato di eliporto e principale diga foranea del porto, il 17 ottobre sindaco, presidente della Regione e presidente dell’Unione Industriali sorprendono tutti. In una giornata di vento e accolto dall’affascinante Castel dell’Ovo, “il miglior campo di gara” si presenta. La "risposta eccezionale della città rispetto a un obiettivo che non è di pochi ma di tutti. Mi pare evidente che il brand Napoli nel mondo cominci a tirare" stando alle parole di Paolo Graziano; "le regate saranno occasione per riscoprire la risorsa mare, un elemento strategico" stando invece alle parole del sindaco.

Alla presentazione dell’America’s Cup - World Series, circondati dalle forze dell’ordine e riuniti attorno ad uno striscione bianco con scritto “Bagnoli non è in vendita”, c’erano anche i manifestanti dell’Assise cittadina di Bagnoli. Ritengono che la localizzazione sul litorale delle attrezzature per le regate, ritarderà ulteriormente l’avvio delle opere per la rimozione della colmata, la bonifica del mare e degli arenili. La “temporaneità” è uno dei problemi con cui Bagnoli si scontra ormai da vent’anni, ma ora è stanca di aspettare ancora. Sono 384 le morti accertate a causa dell’inquinamento da amianto legato alla precedente realtà industriale. Lungo Coroglio e a pochi passi dalla Fondazione Idis - Città Della Scienza c’è uno spiazzale il cui passaggio è interrotto da un cancello di ferro. Un cartello giallo riporta la scritta: “Attenzione pericolo specchio acqueo e zona demaniale interdette”. Muovendosi sempre lungo la costa, non troppo lontana, c’è un’altra spiaggia. Con lo scopo di impedire che i contaminanti organici, riscontrati nelle acque sotterranee, si trasferissero nel mare, il Commissariato di Governo spese 25 milioni di euro per costruire una barriera alta 50 cm. Gli scogli che in principio erano bianchi, ora sono diventati neri. Come ha potuto la ‘balneolis’ vulcanica dei Campi Flegrei, fondersi indissolubilmente all’acciaio, alterando così pesantemente la sua natura? Forse le radici di questa storia sono ormai fin troppo profonde, difficili da riportate in superficie, e forse neanche la suggestiva cornice della costa di Bagnoli riesce più a coprirle.

1 commento: