12 settembre 2011

Se Sarkozy si sente Napoleone: le mani della Francia su Tripoli per il Nuovo Ordine Mondiale

E se il capo dell’Eliseo fosse davvero convinto di essere l’erede di Napoleone? Che palle. Ancora guerre, saccheggi, Waterloo. Ma non si può evitare? Sembra difficile, a conferma della ciclicità della storia e della stupidaggine dell’uomo, in continua cerca di gloria e magari qualche paginetta sui libri di storia che tra 20 anni romperanno i coglioni ai ragazzi che verranno.

“La presa di Tripoli e il trionfo di Sarkozy”. Magari già se lo immagine il titolo del paragrafo di un bel capitolo di storia contemporanea. Quando è iniziata la crisi libica e “dal nulla” truppe di “ribelli” si sono rivoltati al regime di Gheddafi, all’Eliseo avranno stappato champagne. Rigorosamente francese, s’intende. Quale migliore occasione per mostrare al mondo che la Francia sembra sonnecchiare, ma non dorme. Piglia pesci, li piglia sempre. L’ultimo in ordine di tempo si chiama “oro nero”. Sai che emozione pensare alla Totalfina che prende il posto dell’ENI nella gestione del petrolio libico? In fondo in tempo di crisi, “mors tua vita mea”. Gli italiani si rifaranno vendendo sigarette di contrabbando. Dall’Eliseo non hanno nemmeno aspettato la NATO per attaccare Tripoli. Il presidente non stava nella pelle, doveva dare il “via”. Doveva attaccare per primo, mostrando i muscoli dell’artiglieria transalpina ad un nemico quasi inerme. Forti coi deboli, come si dice? Non stava nella pelle. E perché prendersi questa responsabilità, che di solito tocca a Washington? Abbastanza semplice, per chi ama le cose semplici e salta di gran carriera dietrologie e discorsoni politici da “porta a porta”. Porte à Porte, à Paris. In guerra vige una regola non scritta secondo la quale chi distrugge ricostruisce. Bombardare Tripoli significa mettere le mani sulla ricostruzione, permettendo alle aziende francesi di insediarsi stabilmente in territorio libico. Forse è troppo semplicistico come discorso. Vespa se la prenderebbe a morte. Eppure nessuno si spiega come mai si faccia a gara a chi attacca prima, nonostante i costi e le responsabilità, tanto che dopo la prima bomba Gran Bretagna e USA hanno fatto le corse per preparare i razzi intelligenti. Ovviamente l’Italia non c’entra in tutto questo. L’Italia in politica estera è come il classico buon uomo che intervenendo a mettere pace in una lite prende cazzotti e schiaffi da tutti i contendenti. Se poi si pensa che il buon uomo in questione è Frattini, per lo meno ci si prende una soddisfazione. Certo è che continua la battaglia personale del presidente francese per arrivare a quel Nuovo Ordine Mondiale cui sembra tenere tanto. Qualcosa di più della semplice globalizzazione. Qualcosa che possa annullare del tutto ogni particolarità locale, da sacrificare al servizio del “bene comune mondiale”. Mondiale.

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