13 settembre 2011

Questo Silvio Bananoni qui sente la fine vicina e ha tanta, ma tanta paura delle elezioni

In Italia succedono molte cose buffe, così buffe che a ben guardarle ti rendi conto che in realtà sono indice dell'inettitudine della compagine al governo e in Parlamento oltre che davvero pericolose per il destino del nostro paese. Oggi lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi, , ha toccato la quota record di 404 punti. Questo significa che l'Italia è in crisi di credibilità e deve quindi garantire un'affidabilità maggiore per ridurre gli interessi da pagare. L'affidabilità del sistema paese è da attribuire alle politiche economiche del Governo ed alla sua stessa credibilità all'esterno (oltre che all'interno ovviamente, dove oramai l'unica cosa in cui noi italiani possiamo credere è che Silvio Berlusconi è un puttaniere abituale e che non vuol proprio sentire parlare di smetterla di farsi i fatti suoi e basta). Un buon governo allora cosa dovrebbe fare? Preparebbe una manovra da sottoporre al Parlamento, luogo di discussione per eccellenza, e la metterebbe ai voti. Siccome si tratta del destino di un paese non metterebbe la fiducia sia al Senato che alla Camera per farla approvare de facto in bianco.

Ovviamente è successo che la fiducia c'è stata, la scorsa settimana al Senato e domani ci sarà alla Camera. Ma cosa avrà mai fatto oggi il Premier per garantire la solidità del Governo e dell'Italia? Silvio Bananoni,  dopo aver incontrato  il presidente del Consiglio della Ue, Herman Van Rompuy (incontro richiesto per sfuggire ai magistrati Napoletani), sì temerario ma anche tanto cretino, ha dichiarato "Se l'Europa decidesse di dare indicazioni a riguardo i governi sarebbero felici di aumentare l'aumento dell'età per andare in pensione perché obbligati, mentre ora sono in grandi difficoltà perché se aumentano l'età perdono voti".  A dimostrazione che al nostro della crisi, dei problemi di noi italiani non gliene frega davvero un beato cazzo. A lui interessa solo salvarsi il culo e magari tornare a poggiarcelo in faccia alle prossime elezioni.

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