17 settembre 2011

Il Paese di Avetrana e Parolisi: l’informazione ansiogena italiana braccio armato della politica securitaria

Capita che stai bevendo un bicchiere di latte, un caffè pomeridiano o una birra serale. Capita che ti stai rilassando, che ti stai preparando alla giornata o semplicemente non stai facendo un beneamato…nulla. Capita, però, che se accendi la tv l’umore precipiti in un baratro. Per i giovani si chiama “e che palle”. Ma per i più adulti ed anziani in particolare si chiama “paura”. Perché accendendo la tv non passa giorno che non si riporti la mente a quei fatti che pochi in Italia ignorano. Fatti sanguinosi, angosciosi. Ma fatti. Il “fatto” finisce nel momento in cui termina. Se ne può parlare, discutere un attimino sulla morale che propone. Ma che senso ha parlarne per mesi creando intere trasmissioni ad hoc, con relativi psicologi, sociologi e commentatori dell’ultim’ora? Come mai un adolescente conosce Salvatore Parolisi meglio di un qualunque altro esempio positivo? Forse (..) perché gli esempi negativi, semplicemente, fanno notizia. La notizia. Il rapporto sulla sicurezza in Italia (realizzato da Demos) prende in considerazione il periodo 2005-2009, analizzando la copertura mediatica dei telegiornali Rai e Mediaset in relazione al numero di fatti criminosi commessi in questo arco di tempo. Dando un veloce sguardo al numero di fatti criminosi commessi, ci si accorge che esiste una ingiustificata sovraesposizione delle notizie associate a questo genere di eventi.



La linea blu esprime l’andamento dei reati in Italia dall’inizio del 2005 alla fine del 2009. Quella gialla è la cosiddetta linea della paura, ovvero la percezione della criminalità nella popolazione. Quella rossa, in alto, indica le notizie sulla criminalità date dalle televisioni (pubbliche e private). Come si può notare la percezione della paura ha un andamento fortemente dipendente dall’esposizione mediatica mentre è scarsamente legata al numero effettivo di reati. In particolare, è da segnalare, come rilevato dal blog di Alessandro Gilioli, giornalista de L’espresso, che il picco della quantità di notizie si registra in concomitanza delle elezioni politiche del 2008, periodo nel quale il numero dei reati è andato invece diminuendo. Una orchestrazione mediatica, secondo alcuni, tesa ad alimentare tra i cittadini un clima di paura ingiustificato. Una specificità tutta italiana: la quantità di notizie relative alla criminalità in Italia è di molto superiore a quella degli altri paesi europei, soprattutto nelle reti pubbliche. Il Tg1 ha il doppio di notizie del Tg spagnolo e venti volte in più rispetto al telegiornale tedesco.



(dati e gafici da: Osservatorio Europeo di giornalismo, di Piero Macri)

La differenza principale, però, sta nel come i fatti criminosi vengono trattati in Italia, creando vere e proprie fiction con colpi di scena e processi mediatici che, quasi sempre, non solo mettono in secondo piano, ma spesso ridicolizzano le lacune della giustizia e della polizia investigativa italiana. Il tutto, mentre nelle stanze dei bottoni si preparano i piani anti-crisi che graveranno sulle spalle e sui deretani di chi guarda la TV.

Nessun commento:

Posta un commento