10 settembre 2011

Il mondo del calcio registra un altro morto per violenze: per il decesso di Roberto Riva si aspetta l’autopsia. Ma nessuno ne parla

Il campionato di serie B, a differenza di quello di A, fermo per sciopero del proletariato pallonaro, è iniziato. Alla prima giornata s’è giocata Hellas Verona – Pescara. Una partita emozionante che ha visto gli abruzzesi superare per 2 a 1 l’Hellas. Ma non è del risultato che interessa a chi scrive. E, visto gli accadimenti, non dovrebbe nemmeno a chi legge. Perché il mondo del calcio è pieno zeppo di storie tristi, di ragazzi morti prematuramente per tafferugli tra tifoserie, cadute dalle balconate degli impianti fradici post – Italia ’90, scazzottate degenerate in risse, pistolettate da una parte all’altra della carreggiata di un’autostrada, pestaggi di vario genere, anche da parte delle forze dell’ordine.

La regola fino ad oggi, però, è stata quella di “parlarne”. Non giudicare, sentenziare, tirare ad indovinare. Semplicemente, “parlarne”. Per sapere, per conoscere e magari farsi un’idea. Quello che però avviene nel calcio dei magnati e delle truffe scambiate per acquisti altisonanti, delle pay-tv e delle partite super controllate o senza tifosi al seguito, è qualcosa che va oltre l’immaginabile. O meglio, sfiora ciò che ha sempre temuto chi crede nell’evoluzione di ogni cosa: la famiglia come il lavoro, la socializzazione come il tempo libero, la repressione come l’informazione. L’informazione. Dopo Verona - Pescara Roberto Riva, 45 anni di San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona, tifoso dell’Hellas, è morto, al policlinico di Borgo Roma, per cause ancora da accertare. Era il 29 agosto ma tra i TG non c’è traccia. Quanto vale la morte di una persona davanti all’esigenza di ordine ed apparente controllo totale? Poco, sembra. Ma non per tutti. Il silenzio è stato squarciato dal dolore della madre, che racconta una trista vicenda, analoga ad altre morti nel calcio: «Quando è tornato, mi ha detto che lo avevano visitato, ma era risultato negativo a tutti gli esami. Anche quella notte, però, i dolori non lo hanno fatto dormire». È qui che la madre ha chiesto di spiegare al figlio cosa fosse successo: «Mi ha detto che venerdì allo stadio c’era stata una rissa con i tifosi della squadra avversaria e che poi i carabinieri lo avevano picchiato. Gli ho chiesto se aveva preso una manganellata. “Altro che una, ne ho prese tante”, mi ha risposto». Le cause della morte verranno accertate dall’autopsia, ma quello che non si può, non si deve mai accettare è il silenzio. Nessuna notizia di incidenti nel dopo gara, nessuna notizia riguardante una persona che ha perso la vita. Il racconto della madre fa venire in mente un’altra morte nel mondo del calcio: Stefano Furlan, tifoso triestino, picchiato e denunciato dai carabinieri, morto dopo essere tornato a casa. Non è certo l'unico, ma la mente di molti tifosi (sul web e nei bar) torna a quei fatti degli anni '80. Occorrerà aspettare l’autopsia per saperne qualcosa di più. Roberto, intanto, se n'è andato. Per il calcio dei divieti e delle omissioni, forse, non c’è mai stato.

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