07 settembre 2011

Berlusconi "Ho solo aiutato un amico in difficoltà". Lavitola "Se poi uscisse questo, ti dimostra solo che lui ha mentito, che quelle lì erano puttane e lui lo sapeva"



































Mentre Silvio Berlusconi&co mettono la fiducia sulla manovra che ci costringerà a ballare e pure tanto nei prossimi anni, c'è qualcosa che più di ciò preoccupa il nostro premier. Ma  che lui, a casa o in Parlamento, sia abituato a pensare solo a se' stesso non è di certo una novità. L'incubo peggiore viene da quell'inchiesta partita nel 2009 dalla Procura di Trani e che ora più che mai rischia seriamente di travolgerlo come una valanga dai tacchi a spillo, vista l'attività della Magistratura napoletana. Al mio paese si direbbe che B. rischia di fare la fine della botta a muro: non viene sconfitto politicamente ma il suo declino è segnato da vecchi compari di malaffare e quattro zoccole che gli hanno reso servigi.
Lui finora ha sostenuto che ha solamente prestato soldi ad un amico in difficoltà (Tarantini), come se poi fosse credibile visto che l'amico in difficoltà era uno dei re della sanità pugliese con aziende che non fatturano spiccioletti. Per contro ci sono le odiate ed avversate intercettazioni. Ad esempio questa:
Lavitola (il latitante) al telefono con  Tarantini: "Quello che potrebbe essere pericoloso e potrebbe uscire che tu gli dici a lui (Berlusconi) "senti mi devi dare 10 mila euro perché dobbiamo pagare quelle puttane, se poi uscisse questo, ti dimostra solo che lui  ha mentito, che quelle lì erano puttane e lui lo sapeva... e questo non è reato". Effettivamente non è reato per lui che va a mignotte (stavolta non erano minorenni!) ma non è certo edificante per l'immagine di un premier già in difficoltà. Per Lavitola e Tarantini che spillano soldi in cambio del silenzio questo è  un ricatto e si chiama estorsione.

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