28 settembre 2011

28 settembre – 1 ottobre 1943: gli americani entrano in una Napoli già liberata. Dai napoletani


In questi giorni del calendario, nel 1943, la città di Napoli viveva giornate che oggi celebra come eroiche, ma che chiaramente all’epoca dei fatti hanno segnato profondamente la sua gente. Mentre gli americani sbarcavano in Sicilia, la popolazione napoletana, prima tra le grandi città italiane, reagiva da sola alle angherie nazifasciste, dopo aver subito bombardamenti massicci, anche indiscriminati, dalle forze nemiche ma anche alleate (bombe inglesi distrussero Santa Chiara e provocarono 3000 morti). In quei giorni, scugnizzi e civili mai dimenticati dal popolo impugnarono le armi senza un capo ufficiale e diedero vita ad un’insurrezione che gli occupanti non riuscirono a domare. Contro le armi nazifasciste Napoli usò i pochi fucili e bombe a mano in circolazione ma soprattutto mobili, vasche da bagno e bidet dai balconi che all’interno dei vicoli impedivano allo “straniero” di entrare nei palazzi per arrestare e deportare gli insorti. Rivolta. Eroi senza nome, per lo più. Uno scugnizzo eretto a simbolo delle Resistenza napoletana se n’è andato nel gennaio del 2010: Vincenzo Leone fu tra i primi a rivoltarsi nella zona del Vomero (Masseria Pagliarone), fondando in futuro la lista “Disoccupati Organizzati” e partecipando attivamente alle iniziative partigiane ed antifasciste di Officina 99. I tedeschi stavano minando l’intera città, pronti a ridurla a polvere e fango. I "coraggiosi" ufficiali italiani lasciarono il campo per primi, per poi unirsi alla rivolta popolare. Fu solo grazie a questa, in particolare all’Arenella, Vomero, Capodimonte, Ponticelli, che molto della storia partenopea s’è conservato. Eroi senza nome, per lo più. Molti finiti male: 168 morti su circa2000 combattenti, 140 morti tra i civili, 75 invalidi permanenti. Ogni anno la città di Napoli deve celebrare questa gente. Quella stessa gente che sa sopportare tutto, ma fino ad una determinata soglia. Quella gente che se rispettata, offre riconoscenza. Ma che se sfruttata, risponde per le rime. Perché vuole prendersi il male ma anche il bene, non sa sopportare la presenza dell’autorità solo quando c’è da reprimere. E’ a quella gente che ogni napoletano deve qualcosa, anche se molti non sanno nemmeno il perché. Chi non conosce la propria storia, però, non conosce sé stesso perché non ha identità. Sempre viva la Resistenza napoletana, sempre viva la rivolta contro ogni oppressione.

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