Ci sono a volte notizie che pesano come massi. Ci sono notizie che per amor della verità, vengono affrontate con molta, ma molta cautela. Qualche giorno fa una notizia-masso, è piombata durante la seduta del consiglio di amministrazione Rai: Augusto Minzolini, direttore del Tg1 è indagato per peculato. Cos'è il peculato?! L'assonanza del termine apre ad un universo semantico molto banale, ma sempre per amor della verità, dobbiamo essere tecnici: "nel diritto penale italiano, è il reato previsto dall'art. 314 in virtù del quale il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria; è punito con la reclusione da tre a dieci anni". La Guardia di Finanza ha fiutato, la Corte dei Conti ha indagato. Il Presidente Galimberti e il nuovo direttore generale Lorenza Lei, hanno deciso di non far atterrare questo masso e poggiarci sotto un materasso, ma non per amor della verità, ma per non influenzare il week end elettorale appena trascorso. Inutile dire, che il buon Minzolini ha subito tuonato al complotto di natura politica, ma qui c'è poco da tuonare. I fatti sono pochi, ma alquanto chiari. Minzolini viene beneficiato di una Benefit Card in cui probabilmente compariva anche il suo bel faccino sopra. Tutto questo stando alle parole di Minzolini dovrebbe essere avvenuto perchè l'allora direttore generale Mauro Masi gli proponeva uno scambio: rinunciare alla rubrica su Panorama in cambio di una carta di credito con uso libero (unico limite il tetto mensile di 5.200 euro). Filtrano notizie che da quella Special Minzolini Card vengono spesi la rotonda cifra di 68 mila euro in 15 mesi. Il direttore generale Masi aveva assolto Minzolini in una lettera in cui giudicava le spese per 86.680 euro, addebitate nel periodo agosto 2009-settembre 2010 sulla carta di credito della Rai, "una sorta di benefit compensativo" e affermando di ritenere chiuso il caso. Ma proprio la lettera di Masi aveva aperto nuovi interrogativi. Il direttore generale, infatti, era sceso in dettagli svelando particolari del contratto di Minzolini e delle sue trasferte, dettagli che configurerebbero l'ipotesi di reati fiscali. Minzolini da quando sono trapelate le prime informazioni ha rimborsato i soldi spesi con la carta, ma malgrado il rimborso, l'inchiesta ora va avanti e il 12 maggio la Guardia di Finanza ha sequestrato nuove carte. Ora che le elezioni sono terminate, speriamo che si torni a parlare del Caso Minzolini. Eh già, perchè quando i massi in caduta libera portano il nome di "soldi pubblici per fini privati", è bene farli atterrare questi massi, perchè quei 68 mila euro nessuno sa ancora dove erano finiti.
18 maggio 2011
Caso Minzolini: quei 68 mila euro nessuno sa ancora dove erano finiti
Ci sono a volte notizie che pesano come massi. Ci sono notizie che per amor della verità, vengono affrontate con molta, ma molta cautela. Qualche giorno fa una notizia-masso, è piombata durante la seduta del consiglio di amministrazione Rai: Augusto Minzolini, direttore del Tg1 è indagato per peculato. Cos'è il peculato?! L'assonanza del termine apre ad un universo semantico molto banale, ma sempre per amor della verità, dobbiamo essere tecnici: "nel diritto penale italiano, è il reato previsto dall'art. 314 in virtù del quale il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria; è punito con la reclusione da tre a dieci anni". La Guardia di Finanza ha fiutato, la Corte dei Conti ha indagato. Il Presidente Galimberti e il nuovo direttore generale Lorenza Lei, hanno deciso di non far atterrare questo masso e poggiarci sotto un materasso, ma non per amor della verità, ma per non influenzare il week end elettorale appena trascorso. Inutile dire, che il buon Minzolini ha subito tuonato al complotto di natura politica, ma qui c'è poco da tuonare. I fatti sono pochi, ma alquanto chiari. Minzolini viene beneficiato di una Benefit Card in cui probabilmente compariva anche il suo bel faccino sopra. Tutto questo stando alle parole di Minzolini dovrebbe essere avvenuto perchè l'allora direttore generale Mauro Masi gli proponeva uno scambio: rinunciare alla rubrica su Panorama in cambio di una carta di credito con uso libero (unico limite il tetto mensile di 5.200 euro). Filtrano notizie che da quella Special Minzolini Card vengono spesi la rotonda cifra di 68 mila euro in 15 mesi. Il direttore generale Masi aveva assolto Minzolini in una lettera in cui giudicava le spese per 86.680 euro, addebitate nel periodo agosto 2009-settembre 2010 sulla carta di credito della Rai, "una sorta di benefit compensativo" e affermando di ritenere chiuso il caso. Ma proprio la lettera di Masi aveva aperto nuovi interrogativi. Il direttore generale, infatti, era sceso in dettagli svelando particolari del contratto di Minzolini e delle sue trasferte, dettagli che configurerebbero l'ipotesi di reati fiscali. Minzolini da quando sono trapelate le prime informazioni ha rimborsato i soldi spesi con la carta, ma malgrado il rimborso, l'inchiesta ora va avanti e il 12 maggio la Guardia di Finanza ha sequestrato nuove carte. Ora che le elezioni sono terminate, speriamo che si torni a parlare del Caso Minzolini. Eh già, perchè quando i massi in caduta libera portano il nome di "soldi pubblici per fini privati", è bene farli atterrare questi massi, perchè quei 68 mila euro nessuno sa ancora dove erano finiti.
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Ma quante balle ancora dobbiamo sentire per mantenere gente senza arte ne parte !!!! Finitela, cari politici, di prendere per il culo gli Italiani, potreste essere presi voi per il c.... !!!!!
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