15 maggio 2010

L'uomo ha inventato la felicità

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Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Talvolta i principi della dinamica possono presentarsi utili per comprendere alcuni stupidi comportamenti degli uomini. 

Nel conflitto la terra allora diventa piccola e su di essa saltella l’uomo, colui che tutto rimpicciolisce. L'uomo ha inventato la felicità, ha lasciato le contrade dove la vita era dura perché ci vuole calore. Si ama anche il vicino e a lui ci si strofina perché ci vuole calore. Ammalarsi e essere diffidenti è agli occhi dell'uomo una colpa. Folle chi ancora inciampa nelle pietre e negli uomini! Un pò di veleno ogni tanto rende gradevoli i sogni. Ma troppo veleno conduce alla morte. Si continua a lavorare, perché il lavoro intrattiene. Ma ci si cura che l'intrattenimento non sia troppo impegnativo. Non si diventa più né ricchi né poveri: ambedue le cose sono troppo fastidiose. Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono eguali. Oggi si è intelligenti e si sa per filo e per segno come sono andate le cose: così la materia di scherno è senza fine. Sì, ci si bisticcia ancora, ma si fa pace al più presto – per non guastarsi lo stomaco. E' per questo che l'uomo ha inventato la felicità.

11 maggio 2010

IL ROSSO. Della vergogna.

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Dal finestrino del treno ho visto di sfuggita, su un capannone di un'azienda che produce materiale edilizio la scritta " SE NON HAI SOLDI NON FARCI PERDERE TEMPO".
Ecco, è questa la realtà delle cose: ci viene sbattutta quotidianamente sotto gli occhi mentre noi siamo troppo pigri ed ipnotizzati, quasi lobotomizzati per accorgercene ed indignarci (e magari far qualcosa per cambiare ed evolverci, sic!).
Mark Twain tanto tempo fa scriveva che l'uomo è l'unico animale che arrossisce o che abbia il bisogno di farlo. Ma noi ci siamo scordati cosa voglia dire arrossire, cosa voglia dire provare un po' di imbarazzo e, quando ci vuole, anche vergogna.
Abbiamo quella che possiamo definire "moralità plasmabile" laddove percepiamo tutto come intrattenimento e non già realtà.
Non vogliamo essere determinati alla conoscenza ma siamo protesi invece a farci diluire le coscienze in innocui e non pensanti sistemi di visione. Accettiamo lo scandalo, il tornaconto della res publica, la libertà come un bene espropriato ai più in nome di una sigla di partito che usa perfino l'amore per far leva sulle masse inermi, non immemori delle adolescenziali e sventurate letture di "Cioè". E la democrazia, al pari della libertà, dove compare negli altisonanti nomi di partito ma è ridotta ad essere menefreghismo ed immobilismo, mancanza di visione.

Potete cambiare nomi, ripulirvi la faccia, trapiantarvi capelli, tuonare sull'argomento most wanted del momento; siete sempre voi e sempre lo stesso è pure il mio desiderio: vedervi uscire in lacrime dal Parlamento e da tutti i posti in cui esercitate potere...TUTTI, cacciati dal popolo che magari, per una volta, prima o poi riuscirà a provare vergogna.

08 maggio 2010

Presentazioni ufficiali

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Sputato fuori alle ore 22.30 di una domenica di 27 anni fa, la prima cosa che il sottoscritto fece fu notare che l’ostetrica aveva delle vistose zampe di gallina et indi pensava di essere sbarcato in un pollaio. Dimesso dalla clinica in quanto il suo stato non destava preoccupazioni, la tesi di essere capitato in un posto dove si covano uova fu avvalorata dal ritorno a casa. Numerose galline gli si avvicinavano per guardarlo, per prenderlo in braccio e per emettere strani mugolii alla sua vista. Neonato sì, cretino no. Crebbe cercando di evitare di mangiare cibi adatti ai suoi simili mostrando una netta preferenza per ciò che era infido ( vedi cozze ). Già gli stavano pesantemente sul culo le persone che parlavano troppo, tantochè a nove mesi imparò a camminare per andare ad accendere lo stereo e zittire coloro che cercavano di interrogarlo sull’esatta dizione del nome MAM-MA. Sfanculato all’unanimità a causa del suo carattere estremamente mutevole, decise che aveva una missione: ammazzare le galline e tornarsene nel rifugio uterino fino a quando i tempi non sarebbero stati maturi per una sua nuova visita. La cosa non si mostrò semplice, anche se cercava di carpire segreti guardando Paco Lanciano a superquark e Cecchi Paone alla macchina del tempo. Trasmissioni inutili, decise poi in seguito. “ Siamo in ballo, dobbiamo ballare”. Fu questo il suo motto. Si trovava qui e doveva restarci. Il pollaio era scomodo, ma non era così male dopo 7/8 vodka red bull ( che ha iniziato ad apprezzare in tempi non sospetti ). Ha seguito la carriera scolastica con l’entusiasmo di una donna mestruata al primo giorno di mare. Nonostante ciò si è laureato, convinto del fatto che “Knowledge is Power”. Si trova ora in una specie di limbo, non sa se salire al piano superiore del pollaio (teme le galline più vecchie) o andare il giovedì in piazza cercando di rimediare un’ubriacatura che gli faccia scivolare via i cattivi pensieri e gli faccia passare la voglia di camminare per strada con lo scalpo di Giancarlo Magalli nella gerla che ha sempre con se’.

02 maggio 2010